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Archivi categoria: Me medesima

L’apice della mia carriera da groupie

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Limonarsi un macellaio (barra bassista) del Tennessee e vagare insieme per le strade di Forlì fino all’alba. Anche se dalla descrizione non si direbbe, a suo tempo fu tutto molto punk rock.

Ch-ch-ch-changes

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Anni fa un amico americano se ne uscì dandomi del “control freak”. Mai mi era giunta all’orecchio questa fantastica definizione ma è bastato un nanosecondo per capire che sì, ero io. Una completa, inguaribile e irrecuperabile control freak.

Mentre cerco di abituarmi ai nuovi ritmi e al nuovo posto di lavoro mi rendo conto sempre di più di quanto tutto ciò che è imprevedibile mi spaventi, e di quanto vorrei sempre essere in pieno controllo della situazione. Per me è una tentazione assolutamente gigantesca quella di fossilizzarmi, crearmi la mia nicchia e non uscirne per niente al mondo. Peccato che alla lunga da qualche parte bisognerà pur iniziare a cambiare qualcosa, se le cose non vanno, e allora tocca non solo uscire dalla nicchia ma pure mettersi in gioco.

Io: “Cheppalle oh, mai che si possa stare un po’ tranquilli nel proprio angolino. Erano solo 6 anni che facevo la muffa lì, volendo sarebbe stato buono per almeno altri 10″.

Il mondo reale: “Muovi il culo, chi ti credi di essere per meritarti angolino accogliente E soddisfazione personale?”

Io: “E ti pareva, non sia mai”.

Quindi, ovviamente, nuovo lavoro e nuova casa a distanza di un paio di mesi l’uno dall’altro. Ah ma le mie nevrosi stanno benissimo, eh. Mai state così in forma.

In tutto questo, mi rallegro rileggendo le mail di saluto da parte dei fornitori all’annuncio della mia dipartita dal posto di lavoro precedente. Ché in fondo le botte di autostima fan sempre bene, e se riesci a far scrivere una cosa così a un tedesco che non ti ha mai vista in faccia puoi fare qualsiasi cosa, nella vita.

That’s a pity for me, personally. Even though we did not cooperate that much recently, I still recall that our projects were as challenging as pleasant. And you played a vital role regarding the pleasant part. In the back of my little pink pony mind I was always hoping that we could work together again, hrmpf. Now look what you’ve done: File:Pinkie Pie crying                        S2E13.png

Quasi tutta gente che ancora frequento, eh

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Mi sto preparando a traslocare, quindi mi ritrovo a frugare tra cose vecchie e dimenticate. Come le struggenti lettere che mi mandavano gli amici quando ho fatto qualche mese a Londra nel ’99.

Popper

So long, and thanks for all the fish

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frigoBS

Domani è il mio ultimo giorno nell’ufficio dove lavoro da sei anni a questa parte.

Sei anni sono tanti. In un posto come quello che lascio, poi, che ti succhia anima e corpo e si impossessa della tua vita in un modo spaventosamente totalizzante, sono VERAMENTE tanti.

Cose che mi mancheranno:

- le cavallette che, appena arriva una mail che notifica la presenza di cibo alla macchinetta del caffè, escono dai loro uffici alla velocità della luce e si avventano su qualsiasi improbabile schifezza portata dai più remoti angoli del mondo (o delle credenze di casa).

- lavorare con copioni i cui personaggi sono per la maggior parte mostri disumani, alieni, morti viventi, guerrieri ipermuscolosi e donne parecchio discinte.

- una manciata di persone tra colleghi, clienti, fornitori e, ebbene sì, anche capi. Però quella manciata la porterei via con me anche subito, se ne avessi la possibilità.

- la palestra a fianco al lavoro che, essendo in pieno hinterland, è frequentata al 60% da sudamericani, al 30% da nordafricani, e al 10% da gente dell’ufficio. Mi ci trovavo molto bene, a parte per la gente dell’ufficio (scherzo, è che mi piace metterla giù pesante).

- poter entrare in ufficio fino alle 9.45, e di conseguenza potermi alzare alle 8 senza arrivare in ritardo. Mi viene da piangere solo a pensare a che ora dovrò alzarmi in futuro per entrare alle 9 senza eccezioni.

- l’imprecazione altisonante e libera davanti a chiunque, titolari compresi. Se nel prossimo ufficio non sarà permesso dovrò imparare delle tecniche di autocontrollo molto efficaci, e in fretta.

Cose che non mi mancheranno:

- fingere di non aver sentito quando la gente mi chiede invano se posso far ottenere giochi e console scontati, “perché tu ci lavori”. Il massimo che posso fare è farmi prestare i giochi dai colleghi nerd.

- rinunciare alla mia vita sociale, alle mie abitudini e soprattutto alla mia sanità mentale perché la gente possa giocare dei videogiochi nella propria lingua. Se proprio devo annullarmi per qualcosa, che sia perlomeno per ottenere la pace nel mondo, trovare la cura per il cancro o scongiurare l’estinzione di tutte le specie a rischio del pianeta. Oppure potrei evitare di annullarmi, magari, che onestamente è l’opzione che mi alletta di più.

- una persona di cui dirò solo una cosa, perché mi sto già esercitando col suddetto autocontrollo: dopo una settimana al lavoro con lui anche il Dalai Lama passerebbe all’uso della violenza.

- la maledetta strada su cui tutto o buona parte del nord della Lombardia si riversa per arrivare a Milano ogni mattina. Ok, passo all’incognita treno, ritardi, guasti, scioperi e tanto altro ancora, ma non credo mi guarderò indietro con nostalgia molto spesso.

- le trasferte estere traumatizzanti (per me, per tutto l’ufficio e per tutto il Giappone).

- lavorare in un open space con altre 15 persone. L’inferno è sicuramente più silenzioso, più fresco e più accogliente.

PS: l’idea di questo post mi è venuta grazie a quest’altro, ben più amaro e toccante.

Cose da tenere a mente #14

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C’è qualcosa di tremendamente triste nel voler effettivamente comprare una rosa al semaforo, preparare i soldi e veder scattare il verde prima che l’omino arrivi alla tua macchina.

Benvenuta, nipote n°2

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Io sono la zia che sta molto sulle sue, ma che ti farà anche tante foto. Piacere.

Beata innocenza

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Io ho i capelli rossi (tinti) e gli occhi chiari (non COSÌ chiari), e se si viaggia con me è molto probabile che io vi guardi negli occhi più volte con la macchina fotografica davanti alla faccia che senza. Per il resto direi che non c’è nessun punto in comune tra me e la tizia in foto. Anzi, direi che ci sono differenze parecchio sostanziali, e non parlo solo di buon gusto nello scegliersi la camicia.

Però il fatto che la figlia di mio cugino, di anni 2, indichi a ripetizione la donzella qui sopra su una rivista dicendo convinta il mio nome le fa conquistare il titolo incontrastato di “Marmocchia Preferita” tra tutti quelli che mi circondano. Erica, sappi che quando sarò vecchia e grinzosa a te, e solo a te, non darò pizzicotti affettuosi sulle guance e non racconterò aneddoti di quando ero giovane e (secondo te) figa.

Del rispolverare antiche foto dimenticate

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Walk away

Dieci anni fa avevo dieci anni in meno e i capelli corti, usavo solo macchinette fotografiche automatiche, mi preparavo a trascorrere un semestre in un campus americano, ero stata a letto con un solo uomo, avevo un solo tatuaggio ma un piercing più di adesso, non ascoltavo De André, viaggiavo in treno e usavo la bicicletta, avevo iniziato da poco a concepire l’uso dei sandali, sapevo cucinare ben poco oltre alla pasta, andavo a ballare nelle discoteche rock, avevo solo una vaga idea di cosa volesse dire lavorare, mi ubriacavo con una frequenza a dir poco imbarazzante, guardavo Beautiful a pranzo con la mia compagna di stanza e riuscivo a dormire con la luce in faccia.

Momento introspettivo #9

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Se c’è una cosa che ho imparato a costo di lacrime e sangue nell’età adulta è che alla fine uno è sempre solo, ed è da solo che deve trovare la sua serenità e il suo equilibrio, perché dipendere da qualcuno non è saggio. Purtroppo però non siamo fatti per essere anche felici, da soli, o perlomeno la stragrande maggioranza di noi fatica a esserlo appieno. Sarebbe un lusso eccessivo, e noi non vogliamo avere vita facile. Da lì derivano tutte le piroette ed evoluzioni che a tutti tocca fare per crearsi una rete di amicizie, trovare l’amore eterno, sfornare tanti bambini e così via.

Onestamente non saprei dire quale cosa sia per me più problematica e difficile, tra le due. Per non parlare di come sia possibile farle coesistere senza impazzire. Perché mi sembra quantomeno sospetto che quando credo di sentirmi davvero vicina a qualcuno io sia terrorizzata dal non riuscire più a essere forte da sola, mentre se riesco a far valere la mia indipendenza chi ho intorno tenda a prenderla sul personale.

Quindi mi scuso in anticipo con chi in futuro mi troverà sulla sua strada e penserà che io sia una donna indipendente e allo stesso tempo capace di avere delle relazioni o delle amicizie forti. Non è vero, vi sto ingannando: non sono nessuna delle due cose, ma lo scoprirete troppo tardi.

Ho sonno, ma non solo

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In una sola mattina, sono riuscita a infilare le seguenti magie una dietro l’altra:

- aspettare per 5 minuti che il tostapane finisse di fare il suo lavoro, per poi accorgermi di non avere messo il pane (versione caffeine-free del fare il caffè senza l’acqua, direi).

- accorgermi dopo ore di aver indossato dei leggings blu e non neri come pensavo. Abbinati agli stivali neri e al vestito nero e rosso che ho oggi, stanno da dio. Sembro Spiderman con la gonna.

Leggings

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