Nice

Stranamente, l’ho vista per la prima volta d’inverno. Era febbraio di quasi dieci anni fa. Poi ci sono tornata tante volte: l’ho esplorata, ho fatto mille foto, ho visto la sfilata di carnevale sulla Promenade e sempre lì ho visto i fuochi del 14 luglio. Non ho mai mancato di mangiare la socca, ogni volta. Non voglio entrare nel merito di quello che è successo, ma Nizza è uno dei pochi posti al mondo dove mi sento a casa fuori casa, un po’ per merito della città e un po’ per merito dei miei parenti che ogni volta mi ospitano. Quindi oggi ho pianto tanto.

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Leggete Kobane calling, fate i bravi

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Zerocalcare, Kobane Calling

In ordine di sparizione

Titolo originale: Kraftidioten

Di: Hans Petter Moland

Visto con un ritardo di: 2 anni

In: italiano

IMDb

Perché sì:

– Mettete Liam Neeson alla guida di uno spazzaneve e avrete un’idea del personaggio principale: sguardo impassibile e assetato di vendetta, ma ovviamente motivato dal più nobile degli intenti.

– Un mix di umorismo nordico ben riuscito, tristezza di fondo e violenza abbastanza cruda da farmi distogliere lo sguardo un paio di volte. Vabbé, io distolgo lo sguardo pure quando Tom e Jerry si menano, ma qui giuro che si menano molto di più.

– A me questo che corre come un matto con lo spazzaneve in mezzo al nulla (innevato, chiaramente) ha fatto venire in mente certe mie serate passate a giocare a GTAV, di cui abbiamo una diapositiva:

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Perché no:

– L’ironia di cui è intrisa tutta la storia mi è piaciuta molto: non ha nulla della commedia caciarona italiana e mantiene sempre un tono assolutamente discreto. L’unico appunto a riguardo è che i tanti cattivi a cui il paladino del bene si oppone saranno pure violenti, ma a volte passano un po’ per macchiette e prenderli sul serio non è sempre facile.

– Ho passato diversi minuti a cercare di capire perché il protagonista venga a un certo punto definito immigrato. Nella versione doppiata parlano tutti la stessa lingua senza accenti, e la sua provenienza non è mai citata. Si intuisce che si tratta di variazioni sul tema Norvegia/Svezia/Danimarca (per me un po’ “una fazza, una razza”), ma m’è rimasto ‘sto quesito irrisolto finché non mi sono documentata dopo la visione.

PS: Oh, giuro su tutto quello a cui tengo di più che solo *dopo* aver scritto la bozza di questa scheda ho letto in rete questo articolo che conferma che dovrei lavorare a Hollywood.

A volte è meglio ignorare

L’ignoranza volontaria era un importante mezzo di sopravvivenza, forse il più importante di tutti.

Jonathan Franzen, Le correzioni

L’eleganza, all’improvviso

StreetView

Urban fashion – Brianza style

Nel 2014 ho fatto delle foto che finalmente nel 2016 sono sopra al mio divano

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Ci sono voluti due anni ma ne vado molto orgogliosa (e questo vorrebbe essere un ritorno in sordina, ma vedremo).

Non c’è spazio per la sincerità in questo mondo

È successo quello che temevo. È arrivato il giorno in cui sono stata per la prima volta contattata da un cliente tramite WhatsApp. E ho capito che non posso più rimandare: devo cambiare lo stato che ho da anni a questa parte e che sento così mio.

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Uscire di casa la mattina e ritrovarsi negli anni ’70

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Big Hero 6

Di: Don Hall, Chris Williams

Visto con un ritardo di: 1 anno

In: italiano

IMDb

Perché sì:

– Se esistesse davvero la città di San Fransokyo, ambientazione di questo film, credo che mi ci sarei già trasferita da un pezzo.

– Niente da dire, il robot protagonista è adorabile. L’aspetto ingombrante e dichiaratamente coccoloso è adorabile, l’involontario humor è adorabile e il fatto che quando abbia la batteria scarica si comporti palesemente come un uomo ubriaco è adorabile. Il fatto che la batteria si scarichi una volta e poi nel film non ricapiti più dopo che Baymax fa ben più cose del previsto, invece, è un’incongruenza su cui chiuderò un occhio, visto che non è certo la cosa peggiore del film.

Perché no:

– Il problema maggiore è che gli altri protagonisti, all’infuori del robot, non sono così adorabili. Certo, sono simpatici, il ragazzino fa tenerezza, però sembrano solo un contorno che ruba spazio alle gag di Baymax.

– Lo stesso vale per la storia, scontata e buttata lì senza nessun tipo di approfondimento su una miriade di avvenimenti che invece darebbero buoni spunti. Una storia in cui ogni problema si risolve in 4 secondi grazie alla geniali doti del ragazzino prodigio, per poi passare al finto problema successivo e alla relativa geniale soluzione, in un infinito susseguirsi di gadget tecnologici creati come per magia (quando invece il tema centrale è la robotica, che è ben altro). Se tutto fosse così facile e a disposizione, viene da dire, perché allora i “cattivi” fanno tutte queste storie per appropiarsene?

Venere in pelliccia

Titolo originale: La Vénus à la fourrure

Di: Roman Polanski

Visto con un ritardo di: 2 anni

In: italiano

IMDb

Perché sì:

– Evidentemente io e il regista siamo entrambi grandi fan dei film “teatrali”, con pochi attori e un unico scenario. Bravo Roman, ti stimo.

– La confusione tra i personaggi del film (un’attrice e l’autore dell’adattamento teatrale) e quelli dell’opera che devono mettere in scena va via via aumentando, ma le modalità con cui si passa da un mondo all’altro sono intelligenti e ottengono ottimi risultati. Ossia: se sono riuscita io a tenere il filo della cosa, può farcela chiunque.

– L’analisi esplicita che viene fatta del testo da recitare, discusso e sviscerato nei dialoghi, è quella che in buona parte dei film che vedo mi servirebbe per capire tutto quello che va oltre il “mi piace” o il “non mi piace”, cosa che di solito non mi viene facilissima.

Perché no:

– Ammetto che, nonostante il genere mi piaccia molto, questo film mi è piaciuto molto meno di altri. Forse il motivo è semplicemente che il tema non è certo dei più approcciabili e il livello di pretese intellettuali sfiora veramente il fastidioso.

– Nonostante le analisi e le interpretazioni del testo che vengono fatte dagli attori, non sono del tutto sicura di aver capito il messaggio e il senso della cosa. Né sono sicura di avere capito il finale. Come credi che mi faccia sentire questa cosa Roman, eh? Eh? La prossima volta ti toccherà farmi dei disegnini, probabilmente.