The Master

Di: Paul Thomas Anderson

Visto con un ritardo di: meno di un anno!

In: italiano

IMDb

Perché sì:

– Due ritratti sono chiaramente al centro del film: quello dell’uomo che trova la sua forza nell’avere qualcuno che penda dalle sue labbra, che si imbestialisce se viene messa in dubbio la sua parola, che pur di sentirsi al centro dell’universo di qualcuno si fa carico anche dello sbarellato che si beve i solventi, e quello dell’ubriacone allo sbando, che non rientra nei canoni della nostra società e ne viene quindi emarginato, e che nel seguire una personalità più forte trova una sua dimensione, per quanto instabile. Anche se in questo caso sono portate all’estremo, si tratta di due figure molto umane, e non certo così rare. Attraverso di loro vediamo cos’è davvero un culto, qualsiasi culto, e perché si tratta di qualcosa da cui stare alla larga.

– Effettivamente Joaquin Phoenix nel ruolo dello sbarellato è piuttosto azzeccato. Mi chiedo come mai.

– Il film è pieno di donne belle e carine, finché non ci ritroviamo in un pub in Inghilterra. Evviva la sincerità.

Perché no:

– Va di moda il vintage, e sono la prima ad apprezzarlo, ma visivamente questo film mi è parso proprio vecchio. Ho apprezzato però la scena con la lunga carrellata che segue un’attrice tra i banconi di un centro commerciale.

– L’ho capito che il culto qui è secondario e che tutto gira intorno alla relazione tra il biondo e il moro. Direi che non ci sono dubbi sul fatto che la nascita, l’ascesa, l’organizzazione di un gruppo di invasati non sono certo gli argomenti che interessano davvero al regista. Ecco, a me non sarebbe dispiaciuta più attenzione proprio sul culto, invece, sui suoi sostenitori ma anche sui suoi detrattori. Non perché mi interessasse un documentario (quelli li posso trovare su YouTube comodamente divisi in 12 parti), ma perché a intrigarmi è la dinamica di una cosa simile a livello di gruppo e di interazione con la società esterna. Ci sono un paio di piccoli episodi che girano intorno allo scetticismo esterno o interno al culto, ma non è che il regista ci si sia impegnato poi tanto. I personaggi principali invece sono molto profondi, il loro rapporto è descritto molto bene, ma alla fin fine cheppalle.

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