Le vite degli altri (Das Leben der Anderen)

Di: Florian Henckel von Donnersmarck

Visto con un ritardo di: 7 anni

In: italiano

IMDb

Perché sì:

– Il protagonista è l’attore monoespressione più espressivo che abbia mai visto, nonché sosia di Kevin Spacey. A parte queste caratteristiche da fenomeno, l’ometto in questione è di per sé già ragione sufficiente per scegliere di godersi il film.

– È tutto molto umano, a partire dal ministro infatuato fino al protagonista e ai suoi comportamenti, scostanti ma credibili. Tutto ciò che di politico c’è a fare da sfondo a questa umanità è chiaramente mostrato e presente, ma non ha quasi mai i riflettori puntati addosso.

– La giacca del sosia di Kevin Spacey mi ha ricordato molto le giacche a vento che mettevo io per andare a far castagne quando ero alle elementari. Questo, insieme all’atmosfera grigia e ai palazzoni sovietici, costituisce una scelta estetica molto gradita.

Perché no:

– Non so se sia una questione tecnica, ma l’impronta tedesca è per qualche motivo riconoscibile a prima vista. Purtroppo anche qui tutto ha quel je ne sais quoi da telefilm trasmesso all’ora di cena, e mi aspettavo di vedere saltar fuori Rex da un momento all’altro. Il fermo immagine del fotogramma finale, poi, ha completato l’opera (tanto per capirci, la cosa succedeva anche ne L’onda… ‘sti tedeschi proprio non hanno fantasia).

4 risposte a “Le vite degli altri (Das Leben der Anderen)

  1. Il terzo perché sì è vince :)

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