The Act of Killing

Di: Joshua Oppenheimer

Visto con un ritardo di: un anno

In: lingua originale con sottotitoli

IMDb

Perché sì:

– Un modo originale ma non per questo meno agghiacciate di esaminare alcuni aspetti della natura umana a dir poco spaventosi. In Indonesia vivono (rispettati, riveriti e in ottimi rapporti con personaggi politici importanti nel Paese) degli uomini che negli anni ’60/’70 sono stati esecutori di migliaia di omicidi per conto del governo. Viene chiesto loro di mettere in scena la loro “giornata tipo” di allora, nello stile cinematografico da loro preferito. Ecco quindi che, vestiti per esempio come in un noir hollywoodiano, questi tizi recitano scene di tortura e omicidio per mostrare come si guadagnavano da vivere. È tutto piuttosto assurdo, a tratti irreale, ma di certo non manca l’effetto pugno nello stomaco.

– Uno dei motivi per cui consiglierei di guardare questo film è lo schifo che è sacrosanto provare nel vedere una testimonianza dell’esistenza di certe persone. Roba che non pare vera, giuro. Roba come un leader paramilitare che sembra essere un mix tra il sergente Hartman di Full Metal Jacket, il militare omofobo di American Beauty e il personaggio di Jack Nicholson in Codice d’onore. Uno che praticamente appena apre bocca dice qualcosa di incredibilmente sessista o fascista. Ma di un sessismo e di un fascismo fuori scala, proprio. A vederlo non ci si crede che esista davvero, perché uno così deve essere per forza un personaggio fittizio, una caricatura. Ecco, vedere che non solo esiste, ma è a capo di un’organizzazione con 3.000.000 (tre cazzo di milioni) di membri, è una cosa che mi fa schifo nel profondo.

– E poi c’è la paura. Paura che scaturisce da come come tutti ridono. Ridono loro, i carnefici, mentre si divertono a rimembrare e a mettere in scena il passato. E ridono pure le vittime, quelle che hanno perso il patrigno per mano della repressione, raccontano di come sia sparito nella notte e sia ricomparso cadavere, e lo raccontano ridendo perché non possono fare altro. Ma anche la paura nel vedere come la dignità di un uomo venga accartocciata e gettata via in una busta da una mano tremante che paga il pizzo a chi lo minaccia.

Perché no:

– Io ci volevo andare, in Indonesia.

– Mi chiedo davvero cosa pensino ora i protagonisti, che pensavano di venire glorificati e di partecipare a un film quasi hollywoodiano, probabilmente. Nessuno di loro teme delle conseguenze, ma alcuni di loro temono per il messaggio che il film farà passare, e questo ancora senza averlo visto. Vorrei un sequel che mi descriva le loro reazioni. Non possono averla presa bene, nonostante il loro status di intoccabili.

– L’idea di chiedere ai gangster di rappresentare le loro azioni del passato rende il documentario sicuramente diverso da un normale insieme di fatti e interviste. Però. L’idea di riprodurre i film noir che a loro volta erano fonte di ispirazione per gli omicidi ha un senso, mettere in scena un musical o un western no. Il problema è la svolta grottesca che il tutto prende, nonché la ricerca forzata dell’assurdità e del surrealismo. Perché cercare di rendere il tutto più lontano dalla realtà? La forza del film sta proprio nel fatto di mostrare queste persone per quello che sono e sono state davvero. Senza trucco, senza inganno.

2 risposte a “The Act of Killing

  1. Non sapevo nulla di questo documentario ma, da come lo hai raccontato, credo che vada assolutamente visto. E non credo di avere il coraggio di vederlo. Ma proprio per nulla.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.