Whiplash

Di: Damien Chazelle

Visto con un ritardo di: meno di un anno!

In: inglese

IMDb

Perché sì:

– La scelta della batteria come strumento protagonista di un film in cui si parla di voler superare i propri limiti ed entrare nella storia mi ha stupita. E nonostante possa sembrare ostica, è alquanto azzeccata, in primis per il fatto che l’esagerata fatica fisica e il sangue a fiotti sono elementi che sarebbero stati più difficili da inserire, per esempio, suonando il mandolino.

– L’ambizione irrefrenabile che fa diventare delle brutte persone è descritta molto bene. Il maestro lo si inquadra subito come uno stronzo colossale, il resto della band gioca a fare le belle statuine ed è lì solo per pura necessità, anche se qualche leggero indizio di competitività tra i componenti viene dato. Ma il bello è vedere questa cattiveria maturare nel protagonista, che parte determinato ma piacevole e arriva folle e accanito verso chiunque gli sembri un ostacolo.

– In mezzo a tutto questo livore e isolamento dal resto del mondo, il padre rimane una certezza e un porto sicuro. Anche se non capisce, anche se butta lì che ci sono altre strade che il figlio può seguire. Nonostante tutto, rimane l’unico rapporto a non essere macchiato da una bruttura dilagante.

Perché no:

– Non contenta di Birdman in cui mi ha dato noia qualche scena di batteria jazz, penso bene di passare subito a vedermi tutto un film su un batterista jazz. 1 a 0 per il film, sono io che sono pirla.

– Partiamo dal presupposto che questo film viene osannato un po’ ovunque e sicuramente io non ci capisco una mazza. Non posso evitare però di dire che l’ho trovato di una prevedibilità sconcertante. Magari non è un problema così grave, ma a me solitamente dà fastidio capire cosa succederà ben prima di quando succede, soprattutto se questa dinamica si ripete più volte nell’arco dello stesso film.

– Andrew Neiman come Mila Hazuki: ebbene sì, mentre guardavo il protagonista dedicarsi anima e corpo a qualcosa fino a sputare sangue, annullare tutto il resto della propria vita e affidarsi ciecamente a un maestro sadico, mi venivano in mente i cartoni giapponesi in cui i protagonisti si sottoponevano ad allenamenti disumani per eccellere in uno sport. Diciamo che stonava un po’ con l’atmosfera del film, ma non posso farci niente, sono figlia degli anni ’80.

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