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Fatti salienti #10

– Sottotitolo: come ho avuto la meglio sul cibo marocchino prima che il cibo marocchino avesse la meglio su di me.

– Ti prepari al tuo primo viaggio in un paese arabo leggendo una guida che dice di non indossare pantaloncini o canottiere, quindi nonostante le previsioni diano oltre 35 gradi metti in valigia pantaloni lunghi e magliette a maniche corte. Il fatto che le turiste americane poi girino praticamente in mutande non significa che abbiano ragione loro, ma tu le invidi tanto lo stesso.

– Cosa da tenere SEMPRE a mente quando si viaggia in Marocco: è vietato fotografare edifici governativi. Se non lo sapete o ve ne dimenticate, ve lo ricorderà con modi piuttosto bruschi un poliziotto che, a un’ora appena dal vostro atterraggio, ferma la macchina su cui viaggiate e urla incazzato roba incomprensibile contro uno dei vostri compagni di viaggio che, senza saperlo, ha scattato dal finestrino una foto al palazzo reale. Benvenuti a Marrakech.

– Una brianzola, una romana, un molisano, un campano e un laziale vanno in Marocco, e tutta la popolazione locale (ma tutta, eh) pensa che siano spagnoli. La conversazione media: “Hola amigo que tal?” “No guarda siamo italiani, non spagnoli.” “Italiano? Eeeeh bella Italia, Eros Ramazzotti, AC Milan, Berlusconi!”

– Marrakech non è esattamente Stoccolma. È come stare costantemente in mezzo a un mercato, solo che è un mercato dove ci sono anche motorini che ti sfrecciano a pochi centimetri con una frequenza preoccupante, passanti che cercano di darti indicazioni non richieste, bambini che ti pigliano per il culo (bambini, sì), venditori che ti sono addosso appena fermi lo sguardo su un loro prodotto per più di un millesimo di secondo, carretti trainati dai muli che bloccano la circolazione, e via dicendo. È stato un weekend rilassante.

– Non so se sia più fastidioso essere svegliata alle 7 di mattina dalle campane italiane che suonano a festa per 10 minuti con melodie improbabili, o alle 5.30 di mattina dal muezzin marocchino che con i tipici toni suadenti della lingua araba strilla dall’altoparlante per un quarto d’ora “Allah akbar” e molte altre cose che al momento mi sfuggono.

– Io per quattro (4) giorni non ho avuto la minima idea di dove fossi per nemmeno un minuto. Non lasciatemi mai sola nella parte vecchia di una città araba, vi prego. Probabilmente mi ritrovereste qualche anno dopo ormai completamente integrata nel quartiere, con velo e tutto il resto, perché non sono stata in grado di trovare una via d’uscita.

– Comunque Marrakech ha ben due modi di farti riprendere dal caos e dallo stress di vagare per i suoi vicoli. Uno è fermarsi ogni 100 metri a bersi un tè alla menta sulla terrazza di uno dei tanti bar, godendosi la brezza e guardando il panorama. Il secondo è chiudersi alle spalle la porta del riad, ovvero i B&B tipici locali, e non uscirne più:

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Fatti salienti #9

– Io un posto tra la Sicilia e l’Africa in cui c’è una rete di autobus puntuale ed efficientissima lo stimo a priori. Il fatto che poi a ogni salita ‘sti poveri autobus carichi di turisti arranchino e tocchi quasi scendere a spingerli è secondario.

– Credo che Malta abbia qualche problema di identità culturale: la guida sulla destra e le insegne in inglese fanno un po’ attrito con i kannoli in pasticceria e con la spazzatura lasciata per la strada per giorni. Il tutto unito a una lingua che suona decisamente simile all’arabo (poi tutti i genitori che mandano i figli a Malta in vacanza studio a imparare l’inglese mi spiegheranno bene in base a cosa decidono di spendere i loro soldi così, eventualmente).

– Volete sentirvi ancora giovani, puri e innocenti? Per il vostro 34° compleanno andate in un pub maltese e osservate come, nel tempo in cui voi sorseggiate una birra al bancone, la turista inglese ultracinquantenne al vostro fianco riesce a ordinare consecutivamente ben 3 (tre) vodka. Soddisfatti o rimborsati.

– Un giorno, forse, capirò perché la natura si è sbizzarrita a creare delle creature inutili e fastidiose come le mosche e le meduse. Nel frattempo mi limito a odiarle.

– Passare le giornate in spiaggia a osservare e dare delle stronze alle (molte) donne con fisico da paura non fa bene all’autostima, ma in mancanza di uomini decenti che aiutino a rifarsi gli occhi non c’è molta scelta. La prossima volta credo che andrò in Jamaica.

Fatti salienti #8

– Mi piace, quando mi capita di visitare una città straniera da sola anche solo per poche ore, rendermi conto della facilità con cui la gente ti rivolge la parola e di come nessuno ti guarda come se fossi un possibile attentatore (probabimente portatore di malattie) solo perché mangi al ristorante da solo.

– È bello poter uscire di casa convinte di essere eleganti e irresistibili, ed essere invece vestite da vaccone volgari e kitsch. Invidio questa libertà conquistata duramente dalle donne irlandesi a suon di minigonne giro passera, rigorosamente senza calze anche se fanno 8 gradi, e tacchi che manco le peggio mignotte degli strip club più infimi.

– Dublino è ormai una piccola Italia, e trovarsi lì a cena con varie vecchie conoscenze lavorative fa pensare alla piega che stanno prendendo le cose. Soprattutto, però, fa pensare il cameriere italiano sconosciuto a tutti che mi passa le posate sorridendo e chiamandomi per nome, con incredulità di tutto il tavolo: “Tieni, Marta”. O mi ha conosciuta in tempi antichi in cui i black out alcolici erano per me frequenti, oppure sono molto contenta di essere ripartita il giorno dopo.

– Non c’è niente come un diciannovenne olandese che gira il mondo e parla l’inglese più facilmente di quanto non lo faccia tu a 33 anni suonati per ricordarti quanto tu sia vecchia, soprattutto se ti capita di parlarci mentre stai disperatamente cercando di riacquistare un minimo di lucidità dopo aver fatto serata il giorno prima, e lui è fresco come una rosa nonostante abbia passato una nottata palesemente più impegnativa della tua.

– Dubliners, vi perdono il vostro incomprensibile e grezzo accento solo ed esclusivamente perché accettate di buon grado i millemila ristoranti vegetariani sparsi per il centro.

– Da anni sento parlare di posti magici e unici in cui sono talmente gentili e accoglienti da essere i passanti a offrirti indicazioni se ti vedono armeggiare con una cartina come una babbea. A me è successo più volte di essere quella babbea e di ricevere offerte di aiuto, e ormai comincio a pensare che non siano loro l’eccezione, ma noi. Poi c’è chi ci batte in inciviltà, manco a dirlo, ma è una bella gara.

– Ogni tanto (almeno per me) ci vuole il viaggio in cui ci si prepara per uscire insieme all’amica o alle amiche, chiuse in bagno insieme e alternandosi all’uso del lavandino e del gabinetto, in un vortice di deodorante, mascara e chiacchiere. Uomini, non capirete mai.

Fatti salienti #7

– Non è che i piccoli paesini medievali arroccati sui monti ad ogni curva non mi piacciano, ci mancherebbe. Però dopo una media di due paesi al giorno, sempre corredati dai loro parcheggi cari come il fuoco, anche basta. Sono le città in Provenza quelle che davvero ti fanno sentire bene, tra colazioni burrose e aperitivi all’anice, tra stradine anguste e piazze ariose, tra porticine colorate e fiori invadenti. Aix en Provence mon amour.

– Oltre a voler fare un corso di francese, io voglio vivere in una boulangerie e cibarmi solo di croissant e pan au chocolat. Perché quelle che nei bar italiani chiamano “briosche” non possono che essere le amiche sfigate, a questo punto.

– Ok, l’aglio e la cipolla sono onnipresenti nei piatti provenzali, quasi quanto le tette in ogni edizione di Studio Aperto. Però non mi sembra che la cosa ci abbia fermati. Tanto poi si facilitava la digestione con una bella tarte tatin caramellata o un bel gâteau au chocolat. Penso che la bilancia verrà archiviata per un po’.

– Prendere i souvenir alla lavanda a metà vacanza e stiparli in fondo al baule dell’auto fino al ritorno si è rivelato un ottimo modo per evitare di comprare Arbre Magic per i prossimi 5-6 mesi.

– Il fatto che nella Camargue gli avvistamenti di animali li abbia fatti tutti Turtle, non vuol dire che io sia ciecata. Vuole semplicemente dire che tutti gli animali si allineavano per farmi dispetto dalla parte del guidatore.

– Dunque, vediamo, se riusciamo a litigare spesso e volentieri in uno dei posti più romantici e rilassanti d’Europa, che speranze abbiamo di sopravvivere senza accoltellarci a Milano? Va comunque tenuto presente che, essendo partita sotto la minaccia di essere buttata nei canyon delle gole del Verdon, il fatto che io sia qui a raccontare la vacanza mi sembra un buon risultato.

Fatti salienti #6

– Numeri: cinque donne, un appartamento, una futura sposa, un paio di autoreggenti e un frustino, tre more, una rossa e una bionda, 5 euro che un senzatetto ha tentato di darci, 70 centesimi che un barista rastafari non ci ha abbuonato, una metropolitana presa nel senso sbagliato alle sei di mattina, una cena cubana e cinque zuppe di miso.

– Sì, siamo italiane. Sì, spaghetti, ciao bella, pontifex maximus, mafia, quelle cose lì. Le sappiamo, non è che ce le dovete ricordare. Smettete di ragionare per stereotipi, mangiacrauti che non siete altro.

– I marciapiedi berlinesi: un mix irragionevole di pavé, sterrato e cantieri. Se avete qualcosa contro i tacchi basta dirlo, saremo più che contente di andare a ballare in Converse.

– Continuate a sfottermi perché quando dormo uso la mascherina, care le mie amiche, non c’è problema. Fate pure. Però la prossima volta che vi lamentate perché all’estero non ci sono le tapparelle e dalle 6 in poi vi svegliate per la luce, io non sarò lì a ridere di voi perché starò dormendo beata nel buio più totale.

– Ballare swing e rock ‘n’ roll, ubriacarsi, farsi approcciare da mezzo locale, tenere a bada i tipi più assurdi e impensabili che ci provano, fare foto imbarazzanti, uscire dal club dopo ore e ore e rimanere stupite dal fatto che ormai fuori sia giorno. Cara la mia memoria di quando sarò ancora più vecchia, so che su questa serata non mi deluderai.

– Il palo è lì apposta per ballare. Quindi le amiche che ci si dimenano intorno avvinghiandosi con le cosce a uomini col turbante non fanno niente di strano, giusto?

– Frase del weekend [sconsigliata alle mamme e ai membri di Comunione e Liberazione]: “Non accettare il cocktail che ti offre! Se ci mette dentro qualcosa, domani pensi di aver passato la serata a guardare Titanic, e invece hai scopato”.

Fatti salienti #5

– Gli italiani a Budapest sono tantissimi, decisamente troppi. Individuarli è facile: da lontano, sono i  caciaroni dal volume più alto. Da vicino, sono quelli col sacchetto dell’Hard Rock Cafè.

– La tattica al punto precedente ha una piccola probabilità di errore: a volte i soggetti in questione potrebbero non essere italiani, bensì spagnoli. Una faccia, una razza.

– A Budapest hanno deciso che i tornelli all’ingresso della metropolitana non sono assolutamente necessari: meglio pagare due controllori per ogni ingresso che controllino il biglietto con aria scazzata. Molto meglio.

– 10 ore di sonno, colazione più che abbondante, un paio di ore in giro, pranzo abbondante, un paio di ore in giro, riposino pomeridiano, un’oretta in giro, cena abbondante, passeggiata digestiva. Ripetere da capo per ottenere un’ottima vacanza.

– Non importa quanto dal display della macchina fotografica la foto che hai appena scattato ti sembri bella e nitida. Una volta che la osserverai sul pc sarà evidente che è da buttare.

– Se, dopo due giorni di vento che ti ribalta, ti decidi per salvaguardare il tuo anziano fisico a comprarti un cappellino, l’unico che troverai dopo aver fatto 3 volte il giro completo del mercato sarà un cappellino peruviano taglia “10 anni” che ti dona MOLTISSIMO.

– Incontrare all’aeroporto di Budapest persone che conosci, scoprire che sono sul tuo stesso volo di ritorno e sulla tua stessa navetta perché hanno parcheggiato allo stesso parcheggio a pagamento che hai scelto tu: dico solo che io vivo in un paese di provincia, e qui in giro non li vedevo da quasi 10 anni.

Fatti salienti #4 (i primi tre sono su fb, sorry)

So che è un po’ tardi per fare il bilancio di viaggio perché son tornata da più di una settimana, ma ci sta lo stesso:

– Io ho avuto la meglio sull’influenza, ma gli antibiotici hanno decisamente avuto la meglio sul mio intestino (per conferma, chiedere al bagno di un bar di Odessa centro).

– Se mai capiterete in Moldova, non vi spaventate se la gente è rude e sgarbata, alza la voce per niente e vi guarda con sospetto. Sono sufficienti due semplici parole magiche per veder sbocciare i sorrisi e aprirsi le porte. Le parole in questione sono “Toto Cutugno”.

– La Moldova è il paese più povero d’Europa, vero. L’alcolismo è una piaga sociale, vero. Nei villaggi le case non hanno l’acqua corrente, vero. Intanto, però, loro in città hanno il wi-fi nei parchi pubblici, e noi ciupa.

– In media, le suonerie dei cellulari che ho sentito sui mezzi pubblici in Moldova fanno sembrare Dragostea un pezzo di Mozart.

– I soldati della Transnistria sono minacciosi, ma non troppo. Salgono sul treno in mimetica e anfibi, controllano i passaporti, scendono dal treno in mimetica e anfibi. Che è un po’ come se, per andare da Milano alla Svizzera, a Monza fosse necessario mostrare il passaporto per poter continuare il viaggio.

– Odessa, per alcuni versi, sembra un incrocio tra San Francisco e Barcellona. E non sto assolutamente scherzando.

– Gli ucraini sorridono spontaneamente, senza bisogno di citare Toto.

– A Odessa ci si sposa di sabato, il tutto rigorosamente con molto stile: corteo aperto da Hummer o simili che fa strada a sirene spiegate, macchina della sposa che fa bella mostra della stessa urlante fuori dal tettuccio, donne con finissima scarpa di rigore (tacco 15/plateau 5) e vestiti dai tenui colori fosforescenti, uomini con completo bianco da pappone. Sono convinta che la musica per i balli post-ricevimento sarebbe di mio gradimento.

– Foto scattate: circa 800. Foto scattate salvabili: circa 350. Di alcune sono davvero molto soddisfatta, ma visti i numeri è palese io e la tecnica fotografica abbiamo ancora molta strada da fare per conoscerci.

– Sono invecchiata passando quasi 7 ore su un autobus, passando due dogane e rispondendo alle domande di buffi (ma serissimi) doganieri con una divisa uscita direttamente dagli anni 80. Non c’è male.

UPDATE: dimenticavo, il #3 oltre che su fb si trova pure qui.