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Nebraska

Di: Alexander Payne

Visto con un ritardo di: 1 anno

In: inglese

IMDb

Perché sì:

– Ho sempre subito il fascino degli Stati americani delineati col righello. Quei posti da campi di grano a perdita d’occhio e cittadine con una mentalità che al confronto la Brianza è progressista. Ecco, qui non mancano entrambe le cose: le inquadrature degli spazi sconfinati sono davvero meritevoli, e anche i personaggi non deludono, tra famiglie di disadattati e paesani impiccioni. Il tutto metterebbe tristezza, se non facesse sorridere grazie alla sottile comicità usata a profusione.

– Il cliché del giorno non me lo posso risparmiare, dai. Ripetete insieme a me: “Il film tratta un argomento delicato in maniera intelligente”.

Perché no:

– Perché girare l’intero film in bianco e nero? Non dico che mi abbia infastidita, semplicemente è una scelta che non ho capito e questa cosa non mi dà pace, anche perché io il bianco e nero nelle foto lo uso quando coi colori proprio non ne vengo a capo, e lo considero sempre una scorciatoia comoda e furbetta.

– Sono andata a rileggermi la scheda di Paradiso amaro, perché è un film dello stesso regista e perché ogni tanto mi serve una conferma che questi miei sproloqui servano a qualcosa, e ho realizzato che mi ha fatto lo stesso identico effetto di questo film: bella la comicità, belli i temi, ma alla fin fine io rimango lì a chiedermi quale fosse il senso. Non si può dire che non sia coerente, ‘sto Alexander Payne.

Paradiso amaro (The descendants)

Di: Alexander Payne

Visto con un ritardo di: meno di un anno

In: inglese

IMDb

Perché sì:

– Far sorridere con un film basato su una famiglia in cui la madre è in coma dopo un grave incidente è sicuramente un merito. La soglia del cattivo gusto non viene mai oltrepassata, tant’è che a volte le parti comiche non sono immediate, anzi; ci vuole qualche secondo per capire che, in effetti, si sta ridendo. Insomma, la delicatezza prima di tutto.

– Il velo di cinismo steso su tutto il film non può che essermi particolarmente gradito: siamo belli, siamo ricchi e possiamo andare in spiaggia quando vogliamo, ma non è che sia poi tutta sta gran figata, dopo tutto.

– Il padre che cerca di riavvicinarsi alle figlie, la scoperta del tradimento, il destino delle terre di famiglia. Tutte e tre le storie trovano il loro spazio e non si sovrastano a vicenda, evitando di farmi interrogare (come spesso mi succede) su che necessità ci fosse di aggiungere pezzi di trama trascurabili.

Perché no:

– Certo, un’adolescente problematica con la madre in fin di vita e che a malapena rivolge la parola al padre diventa una ragazza matura nel giro di pochi giorni, che si prende cura della sorellina e crea una complicità più unica che rara con il genitore. Certo. Magari evitando di mettere troppa carne al fuoco con accenni mai approfonditi a droghe e alcool, e accontentandosi invece di dipingere una semplice adolescente trascurata e con un rapporto difficile con i genitori, si sarebbe rimasti nel territorio della credibilità.

– Vivere in un paradiso terrestre non è la panacea di tutti i mali, dice l’orribile voice over iniziale. Salvo poi  doversi sorbire per le due ore successive innumerevoli inquadrature di mare, fiori, casette, panorami, spiagge, scorci meravigliosi. Così, tanto per gradire.

– Due ore di cui mi sono chiesta, a fine film, se mi sarebbe rimasto qualcosa. Non ne sono sicura.