Archivi tag: Anime

I sospiri del mio cuore

Titolo originale: Mimi wo sumaseba

Di: Yoshifumi Kondô

Visto con un ritardo di: 18 anni

In: italiano

IMDb

Perché sì:

– La mia fiducia nello Studio Ghibli mi fa tuffare di testa in qualsiasi cosa abbia il loro nome stampato in copertina. Questo è il secondo strike, però, quindi dovrò cominciare a rivedere questa tattica.

– I personaggi sono simpatici e i dialoghi piuttosto coinvolgenti. Un sorriso te lo strappano su diversi fronti: la famiglia strana e disordinata, i ragazzini impacciati, il gatto sornione. Purtroppo non basta, ma è già qualcosa.

Perché no:

– Per una volta non ho niente da ridire sul titolo italiano. Sembra il titolo della più becera telenovela sudamericana, e anche se non arriva a tanto il film è sicuramente una storia di amori adolescenziali che non offre molto altro. Esiste tutto un genere di manga giapponesi con questo stile, e il film è tratto da uno di questi. Niente di male, di per sé, solo che avrei voluto saperlo prima. Per evitarlo, forse.

– L’ho già detto per Arrietty; un film dello Studio Ghibli senza la fantasia sfrenata dello Studio Ghibli è un film che non mi piace. E questa cosa dell’amore adolescenziale onestamente è ancora meno entusiasmante dei nanetti di Arrietty, appunto.

– Come se non bastasse, cantano pure. Non è un vero e proprio musical, per fortuna, ma per i miei gusti si dilettano decisamente troppo in un’orrenda rivisitazione di Country Road, che fa da filo conduttore a un po’ tutto il film.

NB: NON esiste un trailer italiano online, quindi vi beccate quello giapponese. Lamentatevi con YouTube.

Tekkonkinkreet – Soli contro tutti

Di: Michael Arias

Visto con un ritardo di: 7 anni

In: italiano

IMDb

Perché sì:

– Trattasi di cartone animato giapponese che si discosta parecchio da quello che mi è capitato di vedere finora. Non sono assolutamente un’esperta del genere, ma non conosco un altro anime così esplicitamente violento, cupo e volgare. Tra le altre cose, il film mostra un Giappone brutto e sporco, e lo fa senza nessuna vena poetica o fiabesca (sto pensando all’inquinamento e alla sporcizia in fondo al mare in Ponyo… ecco, qui siamo a millemila chilometri da lì).

– Combattimenti, sangue, bambini volanti, bambini speciali, visioni, mafia e buoni sentimenti. In mezzo a questo popò di contenuti, però, la morale del film è inequivocabilmente la seguente: vivere in città è una merda, andiamo tutti a vivere al mare. Come non essere d’accordo.

Perché no:

– I fondali della città e le ambientazioni in genere sono notevoli, ma ho trovato veramente brutti i personaggi e la loro animazione. Sono solo gusti, ci mancherebbe, ma questo è il mio blog e qui decido io. Brutti brutti, poveretti.

– Per un film che filosofeggia su questioni piuttosto importanti come l’ammore, la fratellanza e la battaglia tra bene e male, devo dire che il tutto mi ha lasciata piuttosto indifferente, nonché leggermente annoiata. E io sono quella che lacrima per praticamente qualsiasi cosa, eh.

Evangelion: 3.0 You Can (Not) Redo

Di: Masayuki, Kazuya Tsurumaki, Hideaki Anno, Mahiro Maeda

Visto con un ritardo di: meno di un anno!

In: italiano

IMDb

Perché sì:

– *grilli che friniscono nel silenzio più totale*

Perché no:

– Ovviamente il regista ha voluto cambiare registro rispetto ai due film precedenti, cercando di elevare il tutto a un livello ancora più metafisico e simbolico. Probabilmente quello che frullava nella testa di quel pazzo era un capolavoro visionario degno di Kubrick che passeggia a braccetto con le migliori allucinazioni di Aronofsky, il tutto condito da una vena sfacciatamente drammatica in stile Lars Von Trier. Ecco, probabilmente questo era quello che lui avrebbe voluto. Peccato che il cattivo gusto con cui è stata messa in atto un’operazione così complessa dia come risultato una specie di parodia involontaria di tutte queste componenti, che lascia francamente senza parole sufficienti a commentare la sua cattiva riuscita.

– No, sul serio, vogliamo parlare delle immagini di cavalli bianchi al galoppo mentre il protagonista suona il piano arrossendo per gli sguardi del suo amico ammiccante e seducente? Ne vogliamo parlare? È tutto talmente esasperato e sgradevolmente fuori luogo che l’unica reazione possibile è questa.

Evangelion night (ovvero: come fare due schede in una e risparmiarsi la fatica)

Di: Masayuki, Kazuya Tsurumaki, Hideaki Anno

Visto con un ritardo di: 6 e 4 anni

In: italiano

IMDb + IMDb

Perché sì:

– Non avevo mai partecipato a una maratona al cinema. Per l’affetto che mi lega a Evangelion da quando ho letto il manga moltissimi anni fa, questa mi è sembrata una buona occasione per cominciare (senza contare che si trattava di due film piuttosto corti… mi avessero proposto il Signore degli anelli mi sarei tenuta la curiosità per molti anni ancora). Qualora interessasse, i film proiettati erano Evangelion: 1.0 You Are (Not) AloneEvangelion: 2.0 You Can (Not) Advance.

– Io non ci posso fare niente: gli angeli (che nonostante il nome sono i cattivi) mi affascinano da matti. Per le diverse forme sotto cui compaiono, per le trasformazioni che subiscono e per il mistero che rappresentano. Per quanto mi riguarda sono i veri protagonisti, è la loro apparizione che aspetto chiedendomi come mi sorprenderà questa volta la fantasia dell’autore. Altro che bambinetti dentro a dei robot giganti.

– Il primo film mi ha leggermente annoiata, lo ammetto. Ma senza che me ne accorgessi mi sono ritrovata alla fine del secondo completamente avvinta e piuttosto gasata, tanto da aver già deciso che andrò a vedere pure il terzo episodio in uscita a breve. Non vedete l’ora, lo so.

Perché no:

– Sarà che era da un po’ che non leggevo manga o vedevo anime, ma la quantità di tette e culi che tra un’esplosione e una battaglia ti si piantano davanti mi ha un po’ lasciata perplessa. Non mi sfugge la passione dei giapponesi per le scolarette formose, solo non ci ero più abituata, ecco.

– Tanto mi affascinano gli angeli, quanto mi infastidisce il protagonista piagnucoloso e impaurito. Mi rendo conto che parliamo di un quattordicenne con un padre a dir poco difficile e a cui non mancano di ricordare ogni dieci minuti che ha nelle proprie mani il destino dell’umanità… se si fosse rivelato l’eroe imbattibile di turno, in effetti, il tutto avrebbe preso una piega piuttosto stupida e scontata. Nonostante questo, è ‘na lagna.

– Ritrovarsi nel bel mezzo di un anime a dire “hey, quello è un Expedit” notando un armadio disegnato sullo sfondo di una stanza forse è segno che l’Ikea è stata una presenza un po’ troppo costante nella tua vita, ultimamente.

Arrietty

Di: Hiromasa Yonebayashi

Visto con un ritardo di: 0 anni (anche se è del 2010)

In: italiano

IMDb

Perché sì:

– Studio Ghibli. Punto.

– Come sempre nei film dello Studio Ghibli, il mondo fanstastico che fa da scenario alla storia (in questo caso, più che altro un mondo in miniatura) è veramente affascinante.

– ***qui c’è uno spoiler, se leggete poi non rompete le palle, io vi ho avvisati*** È tutto lì bello pronto: la zia bendisposta verso gli gnomi, la casa delle bambole destinata a loro da generazioni… eppure il finale è un addio, e tutti i protagonisti vanno incontro a un futuro incerto ma sicuramente minato di pericoli. Non certo un finale da favola, ma sicuramente inaspettato.

Perché no:

– Io voglio la fantasia sfrenata, voglio la casa che si trasforma di Howl, voglio lo spirito del fiume della Città Incantata, voglio gli spiritelli del bosco della Principessa Mononoke, voglio quella cosa adorabile che è Ponyo prima di diventare bambina. Qui invece ci sono solo dei nanetti e una storia troppo sdolcinata e soprattutto troppo tendente al patetico.

– Il protagonista maschile francamente è uno dei personaggi più noiosi di tutti i film dello Studio Ghibli. Veramente scialbo, algido e vecchio dentro. Non suscita nemmeno un po’ di tenerezza, al massimo sbadigli.

– Forse andare a vedere un cartone animato in un multisala la domenica pomeriggio non è la strategia migliore per godersi un film.