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Cesare deve morire

Di: Paolo e Vittorio Taviani

Visto con un ritardo di: meno di un anno!

In: italiano

IMDb

Perché sì:

– L’idea di seguire la nascita di una rappresentazione teatrale fatta dai carcerati è molto bella, e lo è ancora di più quella di scegliere attori non professionisti che nella vita reale sono effettivamente in carcere. Manco a dirlo, non è che ci siano esattamente prestazioni da Oscar… ma dopotutto è qualcosa che rende il film ancora più apprezzabile dal punto di vista umano. E poi sapere che ora ci sono un buon numero di ergastolani che conoscono a menadito il Giulio Cesare mi piace, oltre a farmi pensare che forse sia ora che lo legga pure io.

– La scelta di Shakespeare è coraggiosa e l’adattamento è fatto in maniera intelligente e apprezzabile: le prove “ufficiali” e i momenti in cui i detenuti provano tra di loro vengono utilizzati come narrazione, in modo che sia il Giulio Cesare stesso, e non la sua preparazione, a costituire il film.

Perché no:

– Per gran parte della durata del film i detenuti impersonano qualcun altro, e anche negli scenari della loro vita quotidiana (l’ora d’aria, per esempio) recitano e provano scene della tragedia. Ci sono poi poche occasioni in cui invece possiamo vedere degli scorci dei loro veri rapporti interpersonali e delle loro personalità. Purtroppo questi si limitano a rari dialoghi molto poco contestualizzati, che francamente non riescono a comunicare quello che probabilmente vorrebbero. Rimane il senso di qualcosa che ci è sfuggito, di suggerimenti che non abbiamo colto, ma non certo per colpa nostra.

– Ho capito, ‘sti Taviani Bros hanno cinquecento anni e parecchi film alle spalle, ma io non ne ho mai visto uno. Qui qualche scena è davvero apprezzabile a livello estetico, soprattutto grazie al bianco e nero adatto agli scenari aperti e vuoti e alle molte geometrie squadrate. Ecco, per me i meriti della regia finiscono un po’ lì.

– La frase conclusiva pronunciata da un detenuto non solo è inutile, ma va a rovinare un momento topico descrivendo in maniera ridondante quello che si percepisce già a sufficienza grazie alle azioni e alle inquadrature. Che poi, io mi chiedo, questo far percepire le emozioni e sensazioni dei protagonisti senza doverle spiegare didascalicamente con le parole non è proprio quello che un regista si dovrebbe augurare?