Archivi tag: Film francesi

La vita di Adele

Titolo originale: La vie d’Adèle

Di: Abdellatif Kechiche

Visto con un ritardo di: 2 anni

In: italiano

IMDb

Perché sì:

– Io i film francesi, normalmente, li odio. E non è un pregiudizio, un’avversione a pelle, bensì una constatazione frutto di anni e anni di possibilità e seconde chance concesse (da parte mia) e puntualmente sprecate (dal cinema della Francia intera). Dati statistici alla mano, non c’è scampo: li odio, con pochissime eccezioni. Nonostante questo, sono riuscita a guardarne uno di tre ore d’orologio senza lanciarmi dal balcone, quindi direi che il regista si è più che meritato la Palma d’oro.

– Ovviamente si gioca molto sul blu (la graphic novel da cui è tratto il film si intitola “Il blu è un colore caldo”), forse anche troppo sfacciatamente. Però devo dire che l’uso che viene fatto di questo colore, specie quando messo in contrasto l’arancio, è davvero intelligente.

Perché no:

– Ci fu un tempo, molti anni addietro, in cui film come Eyes Wide Shut facevano scalpore per le loro scene di sesso “esplicito”. Ecco, dopo aver visto questo film non posso che pensare che eravamo tanto teneri e innocenti, allora.

– Diciamo che questo non è un film da vedere se si ha, per esempio, voglia di mangiare, fare sesso o andare a una manifestazione. Tutto ciò che succede è mostrato nella maniera più naturale, dettagliata e credibile possibile, e per chi ha una delle voglie di cui sopra da togliersi potrebbe rivelarsi una mezza tortura. Il realismo lo apprezzo, ma le scene sembrano prolungarsi spesso più del dovuto, a volte fino alla nausea.

Jules e Jim

Titolo originale: Jules et Jim

Di: François Truffaut

Visto con un ritardo di: 51 anni

In: italiano

IMDb

Perché sì:

– Una conferma vale pur sempre qualcosa: è evidente che a me i film francesi non piacciono a priori, indipendentemente dall’epoca in cui sono stati girati. Saperlo non può che essere una buona cosa.

– Se io, donna mediamente smaliziata degli anni 2000 e passa, mi trovo a pensare “Ma che cavolo, questi fanno veramente come gli pare e piace”, immagino che 50 anni fa la cosa possa essere sembrata ancora più audace.

– Torna alle volte nella filosofia della protagonista quest’idea del cominciare da zero con qualcuno, lasciando da parte il passato e soprattutto le altre persone coinvolte. Mi piace, anche se non sono brava a metterla in pratica.

Perché no:

– I dialoghi sono di una mancata naturalezza rara. Probabilmente questa cosa ha a che fare con il fatto che si tratta di un film di 50 anni fa, per cui sono pronta a soprassedere al fatto che i protagonisti si diano del lei anche dopo decenni di amicizia o relazione. Però moltissimi scambi sono composti da battute troppo veloci e hanno uno svolgimento veramente irreale. In trenta secondi questi portenti fanno, disfano, e si salutano, sempre però su argomenti di un certo spessore. Mah.

– Non solo parlano velocemente, ma si muovono anche velocemente. Corrono tutti, corrono sempre. Nei prati, sulla spiaggia, sui ponti. Loro corrono. Praticamente mi è sembrato di vedere scene intere col fast forward attivato.

– La voce narrante lascia veramente poco all’interpretazione del  pubblico, ma probabilmente anche questo elemento è da attribuirsi agli anni in cui è stato girato il film. Ciò non toglie che a me risulti strana e invadente.

– Ma dire che lei era una pazza un po’ zoccola, no?

Un sapore di ruggine e ossa (De rouille et d’os)

Di: Jacques Audiard

Visto con un ritardo di: meno di un anno!

In: italiano

IMDb

Perché sì:

– Un film piuttosto asciutto e che si basa molto sulle interpretazioni degli attori. Nonostante questo, la regia apparentemente poco raffinata si adatta molto bene alla storia, offrendo anche scene decisamente belle e potenti.

– Credo di poter capire gli ometti che sbavano per la Cotillard, ma c’è da dire che la ragazza è anche brava da morire. Il suo è un personaggio è davvero convincente, descritto bene nella sua evoluzione e nel suo cambiamento. E non è solo questione di scrittura: l’interpretazione fa senza dubbio la sua parte. L’indole combattiva di una ragazza intelligente e sensibile ma in grossa difficoltà riemerge gradualmente dagli sguardi e dai comportamenti, e l’attrice francese centra dritto il bersaglio.

– L’handicap della protagonista è visto come uno dei componenti della storia: non gira tutto intorno all’incidente e alle sue conseguenze. Quello è solo un tassello (uno dei più importanti, senza dubbio) in una storia che sulla componente del fisico e del dolore punta tantissimo.

– I film francesi che mi sono piaciuti nella vita possono probabilmente contarsi sulle dita di una mano. E non ne ho visti così pochi, davvero. Vediamo… c’è una scontatissima Amélie, c’è un altro film su una condizione fisica difficilissima, e c’è il lavoro precedente di Audiard. Ah beh, e poi uno dei film più belli che abbia mai visto, in assoluto. Magari me ne sto scordando qualcuno, però fidatevi, sono pochi. Quindi quando ne trovo un altro sono sempre contenta.

Perché no:

– C’è qualche piccola lacuna nella storia che ti fa dire “Ma perché lei si è comportata così? Quale strano motivo l’ha spinta a fare questa cosa?” o “Ecco, ci avrei scommesso un braccio che succedeva ‘sta disgrazia, l’avevo vista arrivare da dieci minuti buoni”. Però sono fastidi passeggeri, poi passa tutto.