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Fantastic Mr. Fox

Di: Wes Anderson

Visto con un ritardo di: 5 anni

In: inglese

IMDb

Perché sì:

– Quando si dice che uno ha un suo stile… probabilmente Wes Anderson potrebbe dirigere un balletto di danza classica, o la banda del paese, e capiremmo comunque dopo pochi minuti che c’è lui dietro a quegli uomini in calzamaglia e a quei suonatori di triangolo.

– Ci sono diversi aspetti interessanti nella storia: la lotta interiore del protagonista, il messaggio ecologista, la società animale umanizzata. Ma la parte più azzeccata è a mio avviso la rivalità tra i ragazzini, che sono senza dubbio i personaggi più riusciti e più simpatici. O forse sono io che mi sono fatta conquistare dalla volpe adolescente che fa yoga.

– A pochissima distanza dai due volpacchiotti si piazza il ratto. Perché riuscire a fare un cattivo così viscido e fastidioso non è da tutti.

Perché no:

– Battute carine, dialoghi serrati (viva George Clooney, per inciso) e una gran bella animazione ti tengono decisamente incollato allo schermo per una buona metà del film. Poi, proprio quando dovrebbe essere la storia a fare da protagonista, il tutto perde mordente e non riesce a tenere botta. Forse è un problema tra me e Wes, in fondo, perché a me il tutto ha fatto lo stesso effetto di, guarda un po’, Moonrise Kingdom.

– Non mi rimangio che l’animazione sia notevole, ma rimane il fatto che una volpe può essere espressiva fino a un certo punto, se vuole essere anche realistica. E credo che questa cosa si faccia sentire, qua e là.

Gravity

Di: Alfonso Cuarón

Visto con un ritardo di: meno di un anno!

In: inglese

IMDb

Perché sì:

– Doppiatori di tutto il mondo, unitevi! Praticamente questo film è stato scritto per voi, e visto che sapete benissimo che rischiate di rimanere disoccupati perché sempre più gente preferisce i sottotitoli, potreste approfittarne per fare un buon lavoro (cosa che succede sempre più di rado in Italia) e guadagnarvi per una volta la stima del pubblico, che ne dite? Io nel dubbio il film l’ho visto in inglese, ma ho fiducia in voi! Più o meno.

– Beh, non c’è che dire, il punto di vista dell’astronauta che ho visto in questo film è diverso da quello che mi è capitato di vedere finora. I concetti li sappiamo tutti: la mancanza di punti di riferimento, la difficoltà di movimento, la tendenza a roteare, la mancanza di ossigeno… però qui è diverso. Qui capisci subito cosa voglia dire non avere il controllo del proprio corpo e quanto una persona “normale” possa farsi prendere dal panico.

– C’è tanta bellezza in questo film, sia a livello di immagini che a livello di messaggio convogliato a noi poveri umani, che ogni tanto decidiamo che siamo stufi e non siamo più sicuri che valga la pena andare avanti. Poi però pilotiamo un’astronave e tutto torna a sorriderci.

Perché no:

– Per i miei gusti, e ci tengo a sottolineare che ho appena detto “per i miei gusti”, c’è decisamente troppa tensione nel film. È tutto un susseguirsi di azione, esplosioni e salvataggi per il rotto della cuffia, senza un attimo di pausa. Capisco bene che sia una delle sue attrattive, ma io di farmi 90 minuti di apnea insieme alla Bullock magari ne avrei fatto anche a meno.

– Ma George Clooney fa sempre e solo il personaggio brillante e irriverente? Ora, non mi passa neanche per l’anticamera del cervello di lamentarmi di Giorgino bbello, che può fare quello che vuole e avrà sempre il mio sostegno, ma non è che sta diventando un po’ troppo il suo stereotipo di personaggio?

Paradiso amaro (The descendants)

Di: Alexander Payne

Visto con un ritardo di: meno di un anno

In: inglese

IMDb

Perché sì:

– Far sorridere con un film basato su una famiglia in cui la madre è in coma dopo un grave incidente è sicuramente un merito. La soglia del cattivo gusto non viene mai oltrepassata, tant’è che a volte le parti comiche non sono immediate, anzi; ci vuole qualche secondo per capire che, in effetti, si sta ridendo. Insomma, la delicatezza prima di tutto.

– Il velo di cinismo steso su tutto il film non può che essermi particolarmente gradito: siamo belli, siamo ricchi e possiamo andare in spiaggia quando vogliamo, ma non è che sia poi tutta sta gran figata, dopo tutto.

– Il padre che cerca di riavvicinarsi alle figlie, la scoperta del tradimento, il destino delle terre di famiglia. Tutte e tre le storie trovano il loro spazio e non si sovrastano a vicenda, evitando di farmi interrogare (come spesso mi succede) su che necessità ci fosse di aggiungere pezzi di trama trascurabili.

Perché no:

– Certo, un’adolescente problematica con la madre in fin di vita e che a malapena rivolge la parola al padre diventa una ragazza matura nel giro di pochi giorni, che si prende cura della sorellina e crea una complicità più unica che rara con il genitore. Certo. Magari evitando di mettere troppa carne al fuoco con accenni mai approfonditi a droghe e alcool, e accontentandosi invece di dipingere una semplice adolescente trascurata e con un rapporto difficile con i genitori, si sarebbe rimasti nel territorio della credibilità.

– Vivere in un paradiso terrestre non è la panacea di tutti i mali, dice l’orribile voice over iniziale. Salvo poi  doversi sorbire per le due ore successive innumerevoli inquadrature di mare, fiori, casette, panorami, spiagge, scorci meravigliosi. Così, tanto per gradire.

– Due ore di cui mi sono chiesta, a fine film, se mi sarebbe rimasto qualcosa. Non ne sono sicura.

Le idi di marzo

Titolo originale: The Ides of March

Di: George Clooney

Visto con un ritardo di: 0 anni

In: italiano

IMDb

Perché sì:

– La politica e la corsa elettorale che fanno da sfondo al film sono veramente poco invadenti. Bisogna prestare attenzione per seguire l’evolversi della trama, è vero, ma il fulcro di tutto sono il protagonista e gli altri personaggi, le loro vicende umane e le loro trasformazioni dovute a quello che succede. Nonostante le svolte clamorose non ne nasce un thriller politico o una spy story. Non era questo che interessava a Giorgino bbello, e sono mille punti in suo favore.

– L’evoluzione dei personaggi non si legge solo nei loro comportamenti, ma anche nel loro sguardo e sul loro viso. George Clooney e Ryan Gosling (qui DECISAMENTE più espressivo che in Drive) si trasformano nell’arco dell’ora e mezza del film, e la differenza tra la scena iniziale e quella finale lascia un bel retrogusto, anche se volutamente amaro.

– La descrizione dell’etica e della morale in cui si crede per ingenuità, per purezza o per pura facciata, e di come tutto si sgretoli davanti alla realtà dei fatti, centra in pieno il bersaglio. Se Giorgino bbello voleva farci capire quanto questo mondo sia impietoso e cinico, non poteva farlo meglio. Buon Natale.

Perché no:

– La politica americana è un mondo a sé stante, lontano dalla nostra quotidianità nonostante se ne parli molto anche da noi, e con cui riesco a relazionarmi poco. Per il tema del film è uno scenario senz’altro adatto, per i miei gusti personali un po’ meno.

– ***Qui c’è uno spoiler, se leggete poi non rompete le palle, io vi ho avvisati*** Davvero non c’era altro modo di far crollare il castello di carte se non facendo leva sul politico che fa sesso con una stagista? Capisco che sia sicuramente e tristemente realista, come storia, ma non è anche un po’ trita e ritrita?