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Cogan – Killing them softly

Di: Andrew Dominik

Visto con un ritardo di: meno di un anno!

In: italiano (purtroppo)

IMDb

Perché sì:

– Chiunque metta Johnny Cash nella colonna sonora di un film merita il mio rispetto. In generale l’uso della musica mi è piaciuto parecchio, un po’ per le scelte fatte, un po’ per l’accostamento di canzoni lente e dolci a scene violente.

– Non voglio certo passare per la ragazzina sbavante, soprattutto per qualcuno di così scontato come Brad Pitt. Però una cosa da dire ce l’ho: mioddio. Ma è anche bravo, eh. Aaaah, se è bravo.

– Di tutti i discorsi che si sentono per un’ora e mezza me ne ricordo uno solo, che evidentemente mi è sembrato significativo. Ed è quello finale. La conclusione è brusca e magari un po’ troppo sfacciatamente provocatoria, ma proprio per questo riesce a scuotere, al contrario dei fiumi di parole venuti prima.

Perché no:

– Parlano tanto, in questo fim, e la cosa di per sè non sarebbe un male, ma rimanere attenti e interessarsi ai personaggi è faticoso. Ed è un peccato, perché la cosa va a influire negativamente anche su quello che di buono in effetti c’è. Però se la mia mente comincia a vagare per i fatti suoi e se in sala c’è un costante chiacchiericcio di fondo, mi faccio l’idea che forse non sono l’unica annoiata nel pubblico. Nonostante Brad Pitt. Non so se rendo l’idea.

– Per tutta la durata del film c’è questo tentativo per niente velato di mettere in evidenza un collegamento tra la politica e la vita di tutti i giorni (trattasi di sbandati in questo caso, ma per loro è pur sempre vita di tutti i giorni). E quindi via, altri discorsi in sottofondo che vengono dalla radio e dalla TV, con le voci dei politici che parlano e parlano e parlano. Onestamente l’idea di partenza non era male, ma la realizzazione non mi è sembrata del tutto efficace, perché va a pesare ulteriormente su un film già fin troppo basato sui dialoghi.

– Quest’ultimo punto mi porta a un problema grosso che sicuramente non va a beneficio di quel che ho visto, ma che andrebbe scorporato dal film in sè: il doppiaggio italiano. Mi piacerebbe davvero conoscere quell’imbecille che ha pensato di doppiare anche tutti i discorsi dei politici che si sentono in TV o alla radio, la maggior parte del tempo fuori campo e quindi senza vedere chi parla. Ho due osservazioni da farti, idiota: la prima è che l’idea di doppiare George W. Bush, Obama, McCain e compagnia bella fa semplicemente ridere. La seconda è che il risultato che hai ottenuto è stato quello di impedire al pubblico italiano di capire chi stesse parlando in queste occasioni. L’idea di lasciare i discorsi in inglese con dei sottotitoli che specificassero il parlante non ti ha proprio sfiorato, vero? L’idea che gli americani riconoscano dal timbro della voce un presidente o un politico importante, e il film giocasse molto sul fatto che durante certe scene il pubblico potesse identificare chi stava parlando e associare il discorso in questione (fuori campo, ripeto) a quello che nel frattempo facevano i protagonisti sullo schermo non ti è passata neanche per l’anticamera del cervello, vero? Questa pessima scelta si va ad aggiungere al doppiaggio a dir poco scadente di uno dei protagonisti, Frankie, ad opera di questo tizio qui (ma guarda che cosa strana, è figlio di un doppiatore! Non succede mai in Italia che un doppiatore sia figlio di doppiatori!). Tristezza, sconforto e mestizia.