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Schede condensate

In questi mesi di silenzio ho visto o rivisto qualche film, anche se non troppi. Non ho scritto bozze su di loro ed è passato troppo tempo per fare delle schede, quindi ecco un mischione di cose a caso che mi ricordo.

Francis Ha (2012) di Noah Baumbach

È un film carino, niente da dire, con uno dei discorsi sull’amore più centrati che abbia mai sentito buttato lì come se niente fosse in mezzo a cose sceme. Però la protagonista è un personaggio estremamente irritante per quanto mi riguarda: una un po’ “fusa”, stralunata, esagitata, che balla un po’ troppo quando non c’è musica… insomma, quel mix di impacciata e strana che sembra parecchio studiato e ostentato. Ne ho conosciute di tipe così e mi sono sempre state sulle balle. Forse sto invecchiando, ma mi è sembrato un film da giovani hipster.

Cobain: Montage of Heck (2015) di Brett Morgen

Ovviamente il documentario non dice niente di nuovo, ma può essere interessante per i fan che vogliono scoprire cose più personali sulla vita del povero Kurt, a partire dall’infanzia. Infatti vedova e figlia (che non compare ma è tra i produttori) ci tenevano un sacco a farci ficcare il naso nell’intimità familiare e di coppia di una persona che non ha retto il peso della celebrità e la pressione dello show business, e lo fanno mostrandoci fotografie e filmati personali accompagnati da interviste a familiari e amici. Controsenso? Non lo so, ma spicca l’assenza di Dave Grohl tra gli intervistati, il che mi fa fare mille congetture sulla sua possibile disapprovazione.

Selma (2014) di Ava DuVernay

Madonna che due coglioni. L’argomento poteva essere interessante, ma il risultato finale è di una pesantezza unica.

Going Clear: Scientology and the Prison of Belief (2015) di Alex Gibney

Se non sapete niente di Scientology, questo documentario vi lascerà lì con la bocca aperta e la fede nell’umanità incenerita. Io ne sapevo qualcosa da lunghi articoli letti in passato, quindi per me non erano tutte novità, ma sentire degli ex-fedeli che hanno fatto parte del culto per decenni raccontare in prima persona le loro esperienze e motivare il loro allontanamento è comunque estremamente interessante. Ci meritiamo l’estinzione.

Qualcuno volò sul nido del cuculo (1975) di Milos Forman

Filmone, filmone, filmone. Un po’ lungo, un po’ lento, ma filmone. Jack Nicholson è sempre bravo a fare quello fuori di testa, e la malinconia generale la fa da padrona. Filmone.

Juno (2007) di Jason Reitman

Film simpatico e commovente con dei dialoghi azzeccatissimi (NdR: in inglese, almeno), anche se poco credibili: se incontrassi dei sedicenni che parlano e ragionano davvero così avrei paura, anche se forse il mondo sarebbe un mondo migliore. Comunque davvero notevole per il mix di leggerezza e serietà.

Paura e delirio a Las Vegas (1998) di Terry Gilliam

Io non riesco a spiegarmi perché questo film, che sulla carta avrebbe tutte le carte in regola per piacermi molto, mi annoi invece da morire. È la seconda volta che lo guardo, proprio perché mi ero autoconvinta che magari, dopo anni, rivederlo mi avrebbe fatto un effetto diverso. E invece niente. Mi rendo conto che fare un film su due persone costantemente sotto l’effetto di droghe pesanti autorizzi a raccontare una storia completamente sconnessa e senza senso, ma non mi piace guardare cose sconnesse e senza senso. In più non mi fa ridere neanche un po’, anche quando vorrebbe far ridere. Non credo che ci sarà una terza volta, ma se lo rivedrò lo farò sotto l’effetto di droghe pesanti, magari renderebbe il tutto più sopportabile.

Il Padrino (1972) di Francis Ford Coppola

Da anni non lo rivedevo, e devo dire che ogni volta che lo rivedo mi piace di più. Impressionante vedere la sgradevole trasformazione di Michael in suo padre, in un racconto violento che decisamente non idealizza il mondo della mafia. Non a caso è considerato uno dei più bei film di tutti i tempi. Concordo, e ora mi tocca rivedermi pure gli altri due.