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Bad teacher – Una cattiva maestra

Di: Jake Kasdan

Visto con un ritardo di: 2 anni

In: inglese

IMDb

Perché sì:

– Mi rendo conto che l’aver coscientemente scelto di passare un sabato sera in casa a vedere questo film non mi fa una gran pubblicità. In mia difesa, il mio cervello è ormai in riserva ed è in cerca di riposo e di nulla totale. Ha funzionato, devo dire: il tempo passa in fretta mentre ti chiedi come faccia Cameron Diaz a camminare così disinvolta su certi tacchi e allo stesso tempo a essere gnocca anche divanata in tuta con gli Uggs (per la cronaca, l’unica risposta che sono stata in grado di partorire è “Non vale”).

– A parte la parata di scarpe e vestiti che mi ha bene intrattenuta, ho anche sorriso di quando in quando. In fondo è una commedia politicamente scorretta, no? O forse era merito del rum e coca.

Perché no:

– Non penso serva molto oltre al trailer per capire che si tratta di una boiata stratosferica. Le battute fanno perno il 90% delle volte su quanto la protagonista sia sboccata, volgare e arrivista, e si capisce subito che il tutto ha poco altro da offrire.

– Potrei parlare della dubbia morale che viene offerta (in poche parole, chi gioca sporco vince), ma devo davvero sprecare tempo e fiato su ciò che trasmette un film come questo?

Immagine

Sai che la domenica non è andata sprecata quando torni a casa con delle nuove amiche

Thank you (for not being one of them)

Perché in fondo si parla di concerti nei centri sociali a cui ci dovevano accompagnare quando non avevamo ancora la patente, si parla di musica semplice ma coinvolgente, si parla di canzoni che ci hanno fatto imparare l’inglese a forza di passare pomeriggi ad ascoltarle, si parla di qualcosa che accomuna me e i miei amici da ormai più di 15 anni, si parla di Converse, si parla del fatto che ormai siamo passati ad ascoltare altro ma rimaniamo affezionati a questi accordi stonati, si parla di un’etichetta che ci ha un po’ cresciuti tutti, si parla di un cantante, si parla di un matrimonio a cui l’abbiamo portato, si parla di testi ben scritti e davvero intelligenti (anche se non sembrerebbe), si parla di sudore e di birra, si parla di quasi cinquantenni americani che ancora girano l’Europa per suonare, magari davanti a 30 persone. Insomma, si parla di punk rock.

Cose da tenere a mente #8

Molto, molto meglio una scarpa con una neanche troppo vaga reminescenza dello stile “travone”, ma che ti permette di stare in equilibrio per una giornata intera senza lasciarci le caviglie, che una elegantissima decollété dal tacco sottile da cui caschi come una pera cotta, a ripetizione e quando meno te l’aspetti.

Alla luce di questa massima, ecco a voi le mie scarpe per la stagione matrimoni 2012.

Il primo uomo che ha da ridire avrà il permesso di parlare solo e solamente dopo aver indossato per 8 ore consecutive un tacco 12.