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Symbol

Di: Hitoshi Matsumoto

Visto con un ritardo di: 2 anni

In: giapponese/spagnolo (sottotitolato, che vi credete?)

IMDb

Perché sì:

– C’è un’interessante suddivisione del film in tre fasi: Learning, in cui un uomo-bambino impara, inizialmente senza capire. Practice, in cui un adulto inizia a conoscere il mondo, e a rendersi conto che ogni cosa che fa incide sugli altri anche senza che lui lo sappia. Future, in cui l’uomo è padrone del destino.

– Io sono di parte per qualsiasi cosa riguardi il Giappone, ma la comicità nipponica del film con tanto di mimica facciale e caratteristico tono di voce, nonché le fantasie cartoonesche del protagonista che si vede come un figo disumano (molto poco orientale, manco a dirlo), sono fantastiche.

– Soprattutto la prima parte è visivamente molto bella, sia nel suo minimalismo surreale giappo che nel casino messicano, e l’assurdità del simbolismo è paradossalmente intrigante (vedere il trailer qui sotto per farsi un’idea).

– Se un tuo amico che fa il direttore della fotografia si spertica in lodi di un film, tu lo vedi.

Perché no:

– La storia parallela ambientata in Messico, per quanto visivamente appagante e con un tocco che ricorda un po’ Tarantino, è del tutto inutile. Andrà a intrecciarsi con la storia giapponese, ma solo per poco. Non si capisce perché non potesse essere breve alla stregua delle altre storie simili che appaiono nella seconda parte del film.

– La suddivisione è sbilanciata, e la seconda parte ne perde perché la prima è molto più dettagliata. Personalmente, credo che se la seconda parte fosse stata sviluppata bene quanto la prima e alla storia messicana fosse stata data meno importanza, il film ne avrebbe guadagnato parecchio.

– Gli effetti speciali nella seconda parte sono degni di un video di MTV degli anni ’90, per qualche motivo incomprensibile visto che il film è recente e la produzione sembra essere decisamente importante.