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Si alza il vento

Titolo originale: Kaze Tachinu

Di: Hayao Miyazaki

Visto con un ritardo di: 2 anni

In: italiano

IMDb

Perché sì:

– Un film dello Studio Ghibli con la regia di Miyazaki sta a un film dello Studio Ghibli senza la regia di Miyazaki come Beethoven sta a Giovanni Allevi. In precedenza, sugli ultimi due film dello Studio Ghibli che ho visto, ho scritto che volevo la fantasia sfrenata e che il troppo realismo era una pecca. Mi sbagliavo. Qui l’unica componente davvero fantastica è quella onirica, in cui tutto è soffice e elastico, anche le bombe e le ali degli aerei. Per il resto si parla di amore, di guerra e di ambizioni personali, il tutto con i piedi ben saldi per terra. Nonostante la mancanza di creature fantastiche e componenti magiche, la noia rimane alla larga.

– La poesia e la magia sono presenti, solo che non sono nei temi ma nel modo in cui il regista rappresenta qualcosa di altrimenti invisibile. Il concetto del volo viene reso grafico e quasi tangibile, l’orrore del terremoto viene comunicato (benissimo, fidatevi) non solo dalle immagini ma dal suono inquietante che gli viene attribuito.

– L’amore. Solitamente nei film di Miyazaki esiste come concetto, ma è sempre qualcosa di diverso dalle canoniche storie d’amore a cui siamo abituati a pensare. Qui invece un uomo e una donna si conoscono, si riincontrano, si piacciono, si innamorano, e così via. C’è addirittura una velatissima allusione a – udite udite – il sesso. Non è nient’altro che un lasciar pensare, ovvio, ma c’è. E sono proprio contenta che questa cosa di vedere con l’occhio di Miyazaki la vita di un uomo e di una donna normali nell’arco di svariati anni ci sia stata concessa, prima che il buon Hayao andasse in pensione.

– Sarò di parte perché il fascino del Giappone lo subisco da tempo immemore, ma come si fa a vedere questo film e a non volersi ritrovare a Tokyo negli anni ’20-’30, io mi chiedo? Le scene del matrimonio tradizionale sono una delle cose più belle che si possa immaginare.

Perché no:

– Io ho avuto seri problemi per almeno tutta la prima parte del film a mettere a fuoco il passare del tempo e l’eta dei personaggi. I salti temporali non sono chiaramente indicati, sicuramente per scelta, e devo ammettere che il fatto che i faccioni dei cartoni animati giapponesi siano sempre uguali non mi ha aiutata.

– Non conosco il giapponese ma leggo che il linguaggio di quegli anni era ricco di formalismi anche all’interno della stessa famiglia, e che nel film hanno cercato di riprodurre fedelmente questa cosa. Credo che però la traduzione e l’adattamento in italiano si sforzino troppo di ricreare questo aspetto non per forza applicabile alla nostra lingua, ottenendo come risultato un linguaggio molto strano e innaturale in gran parte del film. La prossima volta sottotitoli, e via andare, perché sentire i personaggi parlare come dei rimbambiti in un film così bello fa male al cuore.

I sospiri del mio cuore

Titolo originale: Mimi wo sumaseba

Di: Yoshifumi Kondô

Visto con un ritardo di: 18 anni

In: italiano

IMDb

Perché sì:

– La mia fiducia nello Studio Ghibli mi fa tuffare di testa in qualsiasi cosa abbia il loro nome stampato in copertina. Questo è il secondo strike, però, quindi dovrò cominciare a rivedere questa tattica.

– I personaggi sono simpatici e i dialoghi piuttosto coinvolgenti. Un sorriso te lo strappano su diversi fronti: la famiglia strana e disordinata, i ragazzini impacciati, il gatto sornione. Purtroppo non basta, ma è già qualcosa.

Perché no:

– Per una volta non ho niente da ridire sul titolo italiano. Sembra il titolo della più becera telenovela sudamericana, e anche se non arriva a tanto il film è sicuramente una storia di amori adolescenziali che non offre molto altro. Esiste tutto un genere di manga giapponesi con questo stile, e il film è tratto da uno di questi. Niente di male, di per sé, solo che avrei voluto saperlo prima. Per evitarlo, forse.

– L’ho già detto per Arrietty; un film dello Studio Ghibli senza la fantasia sfrenata dello Studio Ghibli è un film che non mi piace. E questa cosa dell’amore adolescenziale onestamente è ancora meno entusiasmante dei nanetti di Arrietty, appunto.

– Come se non bastasse, cantano pure. Non è un vero e proprio musical, per fortuna, ma per i miei gusti si dilettano decisamente troppo in un’orrenda rivisitazione di Country Road, che fa da filo conduttore a un po’ tutto il film.

NB: NON esiste un trailer italiano online, quindi vi beccate quello giapponese. Lamentatevi con YouTube.

Arrietty

Di: Hiromasa Yonebayashi

Visto con un ritardo di: 0 anni (anche se è del 2010)

In: italiano

IMDb

Perché sì:

– Studio Ghibli. Punto.

– Come sempre nei film dello Studio Ghibli, il mondo fanstastico che fa da scenario alla storia (in questo caso, più che altro un mondo in miniatura) è veramente affascinante.

– ***qui c’è uno spoiler, se leggete poi non rompete le palle, io vi ho avvisati*** È tutto lì bello pronto: la zia bendisposta verso gli gnomi, la casa delle bambole destinata a loro da generazioni… eppure il finale è un addio, e tutti i protagonisti vanno incontro a un futuro incerto ma sicuramente minato di pericoli. Non certo un finale da favola, ma sicuramente inaspettato.

Perché no:

– Io voglio la fantasia sfrenata, voglio la casa che si trasforma di Howl, voglio lo spirito del fiume della Città Incantata, voglio gli spiritelli del bosco della Principessa Mononoke, voglio quella cosa adorabile che è Ponyo prima di diventare bambina. Qui invece ci sono solo dei nanetti e una storia troppo sdolcinata e soprattutto troppo tendente al patetico.

– Il protagonista maschile francamente è uno dei personaggi più noiosi di tutti i film dello Studio Ghibli. Veramente scialbo, algido e vecchio dentro. Non suscita nemmeno un po’ di tenerezza, al massimo sbadigli.

– Forse andare a vedere un cartone animato in un multisala la domenica pomeriggio non è la strategia migliore per godersi un film.