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We grow older, but we don’t grow wiser

Era suppergiù il 1996, eravamo dei pischelli con in testa il punk rock e poco più, e ci siamo un po’ tutti innamorati di una band californiana capitata per caso in Italia come supporto dei Green Day. Io più che altro mi ero un po’ innamorata del biondino al basso, ma siamo stati tutti adolescenti, no?

Ora sono passati quasi vent’anni e di certo non abbiamo più in testa solo il punk rock, purtroppo o per fortuna. Continua comunque a essere una delle cose che ci lega, anche grazie al fatto che il cantante della band di cui sopra, suo malgrado, è diventato un nostro regalo di nozze (storia lunga ma bellissima, vedi link, che contiene altro link in inglese – un giorno ne farò un post strappalacrime qui, promesso).

Oltre a questo, però, è anche diventato scrittore con il fetish delle foto di gente che legge i suoi libri. E quindi eccoci qui.

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Non so a chi possa interessare, ma l’intero album che ce li ha fatti conoscere si trova su YouTube. Niente panico, trattandosi di punk rock supera di poco i 30 minuti, e se proprio non vi fa schifo il genere consiglio vivamente di dedicarglieli. Per me è, molto semplicemente, un pezzo di vita.

 

Thank you (for not being one of them)

Perché in fondo si parla di concerti nei centri sociali a cui ci dovevano accompagnare quando non avevamo ancora la patente, si parla di musica semplice ma coinvolgente, si parla di canzoni che ci hanno fatto imparare l’inglese a forza di passare pomeriggi ad ascoltarle, si parla di qualcosa che accomuna me e i miei amici da ormai più di 15 anni, si parla di Converse, si parla del fatto che ormai siamo passati ad ascoltare altro ma rimaniamo affezionati a questi accordi stonati, si parla di un’etichetta che ci ha un po’ cresciuti tutti, si parla di un cantante, si parla di un matrimonio a cui l’abbiamo portato, si parla di testi ben scritti e davvero intelligenti (anche se non sembrerebbe), si parla di sudore e di birra, si parla di quasi cinquantenni americani che ancora girano l’Europa per suonare, magari davanti a 30 persone. Insomma, si parla di punk rock.