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Educazione siberiana

Di: Gabriele Salvatores

Visto con un ritardo di: meno di un anno!

In: italiano

IMDb

Perché sì:

– La mia preoccupazione principale un paio di anni fa nell’attraversare in treno e autobus la Transnistria per andare dalla Moldova a Odessa era che per farmi passare alla dogana non mi chiedessero la macchina fotografica. Diciamo che, se avessi letto Educazione Siberiana o se il film fosse uscito prima del mio viaggio, avrei avuto un sacco di ansie in più.

– Tenuto conto della tristezza e della povertà che vengono narrate, ho trovato che soprattutto la parte iniziale in cui il protagonista è molto giovane fosse decisamente piacevole e simpatica: tutto viene trattato con la giusta dose di serietà, ma senza esagerazione. Finché ovviamente poi non succedono le cose brutte davvero, ma devo dire che un tocco di leggerezza qua e là rimane sempre.

– I due protagonisti sono tutto l’opposto di grandi nomi hollywoodiani, ma non lasciano per niente a desiderare e fanno il loro sporco lavoro. Nota: gli addominali scolpiti e le mascelle squadrate non mi hanno per niente influenzata in questo giudizio.

Perché no:

– So che è banale per chi ha letto il libro trovare il film in qualche modo “insufficiente”, ma troppe parti molto interessanti sono state rese in maniera piuttosto frettolosa, per concentrarsi sui temi più scontati dell’amore (seppur particolare) e dell’amicizia. Inoltre, tutta la cultura e la tradizione siberiana sembrano essere solo un contesto messo lì per caso, impersonato soprattutto dal nonno che non fa altro che sfornare massime e raccomandazioni al nipote.

– Va bene dare più peso ad alcuni argomenti rispetto ad altri, posso capire che sia anche una questione di sintesi. Stravolgere la trama di uno degli avvenimenti principali per ottenere un climax a tutti i costi tra i due protagonisti, però, anche no.

Fatti salienti #4 (i primi tre sono su fb, sorry)

So che è un po’ tardi per fare il bilancio di viaggio perché son tornata da più di una settimana, ma ci sta lo stesso:

– Io ho avuto la meglio sull’influenza, ma gli antibiotici hanno decisamente avuto la meglio sul mio intestino (per conferma, chiedere al bagno di un bar di Odessa centro).

– Se mai capiterete in Moldova, non vi spaventate se la gente è rude e sgarbata, alza la voce per niente e vi guarda con sospetto. Sono sufficienti due semplici parole magiche per veder sbocciare i sorrisi e aprirsi le porte. Le parole in questione sono “Toto Cutugno”.

– La Moldova è il paese più povero d’Europa, vero. L’alcolismo è una piaga sociale, vero. Nei villaggi le case non hanno l’acqua corrente, vero. Intanto, però, loro in città hanno il wi-fi nei parchi pubblici, e noi ciupa.

– In media, le suonerie dei cellulari che ho sentito sui mezzi pubblici in Moldova fanno sembrare Dragostea un pezzo di Mozart.

– I soldati della Transnistria sono minacciosi, ma non troppo. Salgono sul treno in mimetica e anfibi, controllano i passaporti, scendono dal treno in mimetica e anfibi. Che è un po’ come se, per andare da Milano alla Svizzera, a Monza fosse necessario mostrare il passaporto per poter continuare il viaggio.

– Odessa, per alcuni versi, sembra un incrocio tra San Francisco e Barcellona. E non sto assolutamente scherzando.

– Gli ucraini sorridono spontaneamente, senza bisogno di citare Toto.

– A Odessa ci si sposa di sabato, il tutto rigorosamente con molto stile: corteo aperto da Hummer o simili che fa strada a sirene spiegate, macchina della sposa che fa bella mostra della stessa urlante fuori dal tettuccio, donne con finissima scarpa di rigore (tacco 15/plateau 5) e vestiti dai tenui colori fosforescenti, uomini con completo bianco da pappone. Sono convinta che la musica per i balli post-ricevimento sarebbe di mio gradimento.

– Foto scattate: circa 800. Foto scattate salvabili: circa 350. Di alcune sono davvero molto soddisfatta, ma visti i numeri è palese io e la tecnica fotografica abbiamo ancora molta strada da fare per conoscerci.

– Sono invecchiata passando quasi 7 ore su un autobus, passando due dogane e rispondendo alle domande di buffi (ma serissimi) doganieri con una divisa uscita direttamente dagli anni 80. Non c’è male.

UPDATE: dimenticavo, il #3 oltre che su fb si trova pure qui.