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Un giorno sarò una twitstar…

… oppure una di quelle blogger i cui post vengono commentati da millemila persone e condivisi su tutti i social network esistenti e ancora a venire (è così che si capisce se una è arrivata nella vita, giusto? Mi hanno detto che se no non sei nessuno).

Nel frattempo, mi accontento di notare che in due anni e mezzo di Trasferelli ho scritto oltre 300 post, e che nel mese di ottobre ho superato la soglia dei 10, cosa che non succedeva esattamente da un anno. Sono numeri idioti, lo so, non vogliono dire nulla se non che ho avuto più tempo libero e più voglia di scrivere, o che ho visto qualche film più del solito.

Però ridendo e scherzando vado avanti, e non pensavo lo avrei fatto. Ridendo e scherzando, seppur spesso e volentieri Twitter con la sua immediatezza rubi la scena a queste pagine, la voglia di scrivere ogni tanto qualcosa che vada oltre i risicati 140 caratteri rimane. Ridendo e scherzando, qualcuno là fuori si prende pure la briga di passare di qui di tanto in tanto, pensa un po’ (pochi ma ottimi – grazie grazie grazie e fate conto che qui ci siano tanti cuoricini).

È più di quanto mi sarei aspettata da me stessa e dalla mia scarsissima perseveranza.

Per festeggiare, dopo mesi passati ad arredare casa, ho pensato che anche per questa casa ci volesse una mano di vernice alle pareti e un nuovo look. Un po’ minimal, me ne rendo conto, ma manco a dirlo compenserò presto con post dai contenuti incomprensibili e troppo intricati.

To not to have entirely wasted one’s life seems to be a worthy accomplishment, if only for myself

Quando smetto di fare con regolarità qualcosa, faccio una gran fatica a riprendere. È una cosa che la mia borsa per la palestra sa benissimo, ma che si applica un po’ a tutto, blog compreso.

Non che abbia smesso di essere introspettiva. Nel farmi seghe mentali a tutte le ore vado ancora forte, fortissima. Però al momento per vostra fortuna non riuscirei a scriverne, quindi dirò solo che in questi mesi di sparizione ci sono state delle novità.

– Mi sono trasferita in una nuova casa, ma questo lo sapete già.

– Ho lasciato ben due contratti a tempo indeterminato, roba che a dirlo in giro rischio di essere internata.

– Ho aperto una partita IVA che so già con certezza arriverò ad odiare col tempo e ho deciso di starmene a casa a tradurre come libera professionista.

– Per ora sto lavorando di nuovo per uno dei due ex-uffici incriminati, perché mi hanno chiesto di dare una mano per il mese di agosto e ho detto di sì. Grave errore. Sono bastati pochi giorni per tornare allo stato in cui ero negli ultimi anni lì: odio tutto e tutti, sono incazzata come una bestia e nervosissima da mattina a sera. Comunque a fine agosto tutto questo finirà, e da lì in poi è tutto una grande incognita.

Sono ovviamente terrorizzata all’idea che le cose possano andare male e che tra un paio di anni io possa essere alla disperata ricerca di un posto fisso. Però vivo anche dei momenti in cui, tutta tronfia, mi ergo a paladina delle scelte difficili e sono fiera di me.

In uno di questi momenti da pavone mi è capitato di leggere questa lettera di Bukowski che ringrazia chi gli ha fatto lasciare il lavoro alle poste per diventare scrittore. Ecco, diciamo che lui dice molto bene quello che io penso in maniera altrettanto confusa. Ovvio, io non mollo tutto per fare la vita dell’artista maledetta: vivo in provincia in una casa che l’Ikea potrebbe usare per le foto del catalogo (tanto è tutta roba loro), cerco di non dare fastidio ai vicini, faccio la raccolta punti al supermercato e mi pulisco i piedi sullo zerbino prima di entrare in casa. Non proprio la vita che faceva il vecchio Charlie, probabilmente.

Però fanculo, non riesco a leggere queste righe e non pensare che comunque nel mio piccolo sto davvero cercando di non passare la mia vita a fare qualcosa che ormai odio e mi fa stare male, pur offrendomi una stabilità e delle sicurezze che ora mi posso scordare. E non riesco a non pensare che magari tutto questo richiede un po’ di coraggio, e quindi ho il diritto di sentirmi un po’ Bukowski anche io.

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Lei è Bessie

O almeno, così l’ho chiamata io. È stata il mio soggetto fotografico preferito durante la vacanza in Svizzera di qualche settimana fa (Turtle non se ne avrà a male, spero).

Ultimamente ho un po’ lo stesso sguardo da trota lessa quando mi metto davanti allo schermo e penso a cosa potrei scrivere qui. Perché mi sento un po’ apatica, probabilmente. Perché c’è questa sensazione di attesa in ballo, un’attesa di cui non vedo la fine e in cui nel frattempo galleggio. Perché sto vivendo un momento in cui sono alla ricerca di molte risposte che non trovo, e nel frattempo aumentano le domande.

Quindi avanti di foto e di film, ché il resto al momento è in sciopero. Ma credo che comunque sopravviverete a questa grave mancanza, vero?

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A fondue with a view

Non ho scritto niente in occasione del primo compleanno del blog a luglio, però questo è il post numero 200 e ci tenevo a dirlo. Come nel caso del primo giro di boa, tra l’altro, lo scrivo dalla terra del cioccolato e delle macchine ribassate, e in buona compagnia.

Non scrivo su Trasferelli spesso quanto vorrei, per vari motivi, e non pubblicizzo molto in giro l’esistenza di queste pagine, anzi. Quindi ringrazio chi nonostante tutto ogni tanto passa il suo tempo qui, e mi sembra doveroso farlo così.

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Let it snow…

… che tanto in casa al calduccio si sta tanto bene.

PS: questo è il post numero 100 di Trasferelli su WordPress. Buon 2012 :)

Mi casa no es tu casa, quindi ricordati di abbassare la tavoletta

Trasferelli esisteva già, ed era qui.

L’idea è, da oggi, di traslocare su questa pagina. Come per ogni trasloco che si rispetti, ci sono tante cose da fare e sono ancora in alto mare; dovrò sistemare dettagli qua e là e chissà quando finirò. Però una birra e quattro chiacchiere non si negano a nessuno, neanche quando ci si deve sedere sugli scatoloni.

Quindi accomodatevi e benvenuti. Cercate di non rigare il parquet. Grazie.