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Ogni tanto capita

Sarà che ho ai piedi delle zeppe nuove. E un paio di scarpe nuove, si sa, è sempre cosa buona e giusta.

Sarà che in questi giorni ho lavorato il giusto e non ai soliti ritmi a cui di norma soccombo miserabilmente; e, visto che si prevede un’estate a dir poco intensa da questo punto di vista, cerco di godermi il momento.

Sarà che sto prendendo il magnesio che oltre ad altre mille cose fa bene anche all’umore (e manco a dirlo questa è l’ipotesi più realistica perché senza aiutini io di buonumore lo sono di rado).

Sarà che è venerdì pomeriggio e già questo basterebbe, sempre.

Sarà che domani torna Turtle dopo una settimana di assenza, e il pensiero di passare finalmente un pezzo di sabato e una domenica intera insieme tranquilli e senza impegni è qualcosa che mi fa stare bene e mi fa fare il conto alla rovescia.

Sarà che non posso scrivere sempre e solo post menosi e deprimenti, che già così siete in pochi, se insisto va a finire che quando scrivo sento l’eco.

Non so cos’è, ma oggi son contenta e ve lo volevo dire.

Detachment

Di: Tony Kanye

Visto con un ritardo di: meno di un anno (ma in Italia esce a giugno)

In: inglese

IMDb

Perché sì:

– C’è un sacco di gente famosa, in questo film. Gente che fa bene il proprio lavoro. Che le loro doti vadano sprecate in un film noioso e pesante, beh… è davvero un peccato.

– Provo sentimenti contrastanti per Christina Hendricks. Ovvio, darei un braccio per un viso coi suoi lineamenti, ma quando leggo articoli che parlano delle sue forme come qualcosa che sta cambiando i canoni di bellezza femminile mi prudono le mani. I suoi chili di troppo sono decisamente troppo concentrati in un punto ben preciso, e non è certo questa la bellezza cicciottella che andrebbe rivalutata. Detto questo, un film con Christina Hendricks in cui le sue tette vengono costantemente nascoste da maglioncini neri e camicette castigate mi guadagna automaticamente qualche punto. 

– Ok, alcune parti della trama non sono del tutto da buttare via. La storia della giovane prostituta, per esempio, è abbastanza interessante e riesce a non essere troppo scontata. Niente, più di questo non riesco a concedere. Ora passiamo a come la penso davvero su questo film.

Perché no:

– Basta, basta, basta col tema dell’insegnante che ha a che fare con i ragazzi difficili e li conquista. L’evolversi della trama qui non è scontato e ci sono delle storie parallele vagamente intriganti, è vero, ma bastaaaaaaaa! Non se ne può veramente più.

– Credo sia uno dei film più pretenziosi e forzatamente melodrammatici che io abbia mai visto. Un esempio solo, che credo basti e avanzi: era proprio necessaria la preside depressa che fa gli annunci all’interfono piangendo per terra in posizione fetale?

– C’era una volta una ragazza che una domenica pomeriggio si guardò un film con un principe di nome Turtle. Dopo un’ora e mezza che a entrambi erano sembrate quattro, in cui il principe a tratti controllava la posta e rispondeva alle mail di lavoro pur di fare altro, la fanciulla provò a scrivere per i suoi numerosissimi lettori (ehm…) qualcosa di questo film che non le era esattamente piaciuto. Capì che era stata soprattutto la regia a disturbarla, per le sue troppe pretese, le inquadrature strane francamente inutili, i rapidi e poco originali flashback visivi del protagonista. Documentandosi e curiosando scoprì che il regista dell’opera altri non è che quello di un altro film, ben più riuscito e apprezzato, chiamato American History X. “Com’è possibile?” si chiese, “Come può un uomo che ha fatto un film così coraggioso, innovativo e semplicemente bello aver ora generato questa schifezza?”. La ragazza non si diede per vinta e continuò a cercare, leggere e curiosare nel meraviglioso regno di internet, e scoprì che il tizio è un pazzo scatenato che si è inimicato tutta Hollywood, e che sul montaggio di American History X aveva idee totalmente diverse dalla produzione, tanto da voler disconoscere il film nella versione in cui noi l’abbiamo visto. Ah ecco, ora sì che tornano molte, moltissime cose. E vissero tutti felici e contenti.

This must be love

Io: A che pensi?

Turtle: Alle donne nude.

Io: Io ai California Maki.

So di avere sempre ragione, ma a volte non ne ho le prove

Io: Non l’ho detto.

Colui che mi sopporta, altrimenti detto Turtle: Sì, l’hai detto.

Io: No.

Turtle: Sì.

Io: Ci vorrebbe la cronologia delle conversazioni reali, così sapresti di avere torto.