Il cigno nero (Black Swan)

Di: Darren Aronofsky

Visto con un ritardo di: 2 anni

In: inglese

IMDb

Perché sì:

– Normalmente è già tanto che io sappia di chi è la regia di un film: ho capito relativamente di recente che sapere chi sta dietro la cinepresa non è una cosa così secondaria. Aronofsky però da sempre è stato una delle eccezioni, e due anni di ritardo nel vedere Black Swan sono troppi.

– La fisicità scricchiolante della protagonista, nella realtà e nella sua mente, è messa in primo piano in modo deciso e allo stesso tempo subdolamente efficace. Tutti gli accenni a un fisico sul punto di cedere riescono a insinuare un senso di disagio, di dolore, di qualcosa di non controllabile  E aprono in modo molto abile la pista a quello che subentra dopo, cioè lo scricchiolio della mente.

L’ultima scheda che ho fatto era su un film, seppur decisamente diverso, in cui il ruolo invadente dei genitori era alla base di tutto. Qui il rapporto con una madre dalla presenza a dir poco ingombrante è sicuramente uno dei nodi da sciogliere nella mente della protagonista per capire quello che sta succedendo. Poi ci si chiede perché la gente non faccia figli.

Perché no:

– Bastano dieci minuti di film per capire che le immagini riflesse saranno il tema principale. Dopo altri cinque, l’uso del bianco e del nero fatto dal regista è bello che assimilato. Diciamo che il simbolismo viene sfruttato senza ritegno, fino a rasentare un’ovvietà che mi ha decisamente delusa.

– La mancanza di un personaggio del tutto negativo personalmente non mi ha convinta, anche se  potrebbe essere considerato un punto a favore del film, a seconda dei punti di vista. In ogni caso la mamma, la rivale, il direttore della compagnia camminano sul filo, passano da una parte all’altra del limite che divide il bene dal male, probabilmente a sottolineare il concetto che l’unico nemico vero del cigno bianco è il cigno nero dentro di lei. Cosa che sinceramente era già abbastanza chiara.

– Io avrei voluto più Winona, perché la sua parte sembra troppo strumentale e poco integrata col resto. Ma anche solo per affetto, perché parliamo pur sempre di Winona.

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